« Volevo amare ed essere ricambiato, provare passione e sentire un contatto fisico. Aspiravo semplicemente a sentirmi completo. »
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« Volevo amare ed essere ricambiato, provare passione e sentire un contatto fisico. Aspiravo semplicemente a sentirmi completo. »
“Il regno del male” di Sandro Ristori è pregno di un’inquietudine imprevista, che contamina questo primo libro, l’inizio di una saga fantasy dai risvolti sorprendenti. La spietatezza e insensibilità che affollano le pagine sono ben rese grazie ad uno stile di scrittura incisivo e scorrevole, ma positivamente rozzo nel far passare i contenuti. L’inchiostro è come il sangue versato tra le strade: indelebile, impressionante. La violenza di certe scene è tale da costringere per un istante a distogliere lo sguardo, come di fronte ad una pellicola che scorre inesorabile davanti agli occhi.
Un’ambientazione ricca, che ha molto da raccontare e da cui bisogna apprendere per essere capita. Mi ha ricordato quei videogiochi in cui la trama sì è importante, ma esplorare il mondo è un altrettanto interessante passatempo.
Ho amato senza alcun dubbio la storia legata a Coral, costretto ad abbandonare il suo villaggio, verso un ignoto che lo condurrà alla ricerca di risposte.
Mi sono lasciata affascinare dalla cultura legata ai sacerdoti: i Misteri, le Proposizioni, l’Ispezione sono tutti elementi che ricordano un credo antico, oscuro ma dannatamente ammaliante.
I dettagli rendono una storia più concreta e vivida, e qui di certo non ne mancano. Sembra superfluo, ma ogni cosa descritta porta a provare maggiore angoscia. Un esempio lampante è il racconto narrato nel primo capitolo, che catapulta in un istante nel mood dell’intero libro. Fiaba e realtà, innocenza e depravazione. Una contrapposizione perfetta per determinare cosa nasconde il Regno.
Addentrarsi nel marcio e respirarne il fetore sempre più a fondo è stata un’esperienza assuefante che mancava ormai da molto tempo nelle mie letture e da cui non voglio più distaccarmi.
Per le grandi storie ci vuole cura, studio, impegno e passione. Sandro Ristori si dimostra all’altezza dei pezzi grossi del genere fantasy, entrando senza dubbio tra gli scrittori che non mi lascerò sfuggire, in futuro.
Poesie di questo genere non avevo ancora avuto modo di leggerle. In ogni pagina la tematica del sesso si amalgama a quello dell’Amore, sincero, intenso e passionale. Non c’è volgarità, le descrizioni associate all’atto sessuale sono pregne dei sentimenti provati ogni volta, simili ma al tempo stesso uniche e irripetibili. È stato interessante notare la presenza di entrambi i generi nei punti di vista di ogni testo: donna e uomo si alternano nell’elogiare il corpo, i movimenti, le reazioni e le maliziose suppliche del partner, in una lunga confessione, rivolta a sé stessi e all’altro. Come in una lettera d’amore adolescenziale, ma più spinta, consapevole e matura. Non c’è inganno, né vergogna, solo il piacere dello stare in intimità.
Una raccolta perfetta per questo periodo, da regalare e regalarsi.
« La folla comincia a scandire la risposta, piano all’inizio, ma con sempre maggior forza a ogni ripetizione. Falle danzare. Falle danzare. Falle danzare.
Ma cos’è “La Danza delle Forche”? Quando gli Umani bramano la perfezione, il rischio è che questa ambizione si realizzi: nascono i Gem, esseri umani geneticamente modificati che in breve sopprimono e rendono schiavi gli Imp, coloro che invece sono rimasti “normali”. Il mondo diventa quindi una prigione per chi non ha capacità fisiche e mentali perfette. Ma dalla cenere sorge un gruppo di ribelli pronti a ribaltare il sistema: Rose è la loro Giovanna D’Arco, determinata ad infiltrarsi tra i Gem e rischiare la propria vita pur di raggiungere l’obiettivo.
Violet conosce a menadito ogni singolo particolare della storia, dall’inizio alla fine. Aveva tanto desiderato vivere le avventure narrate all’interno di quel libro, immaginandosi forte e coraggiosa come mai era stata. Solo ora, disorientata e sgomenta, prende coscienza di quanto quella fantasia sia una drammatica e terribile realtà, in cui la morte soffia
costante sul collo. La ragazza si ritrova al centro delle vicende, incapace di cambiare il corso degli eventi. Per lei sarà necessario imparare una lezione importante: rimanere sempre sé stessa.
I quesiti a cui trovare una risposta sono tanti, è automatico lo scorrere delle pagine per riuscire a venirne a capo. L’ambientazione creata dalla scrittrice è tra le più apprezzate degli ultimi tempi, verosimile nella sua evoluzione quasi da affermare che un giorno possa essere una realtà plausibile. Può sembrare scontato, ma è difficile decidere da quale parte sarebbe meglio schierarsi, specie quando si conosce la storia e il destino che attende i personaggi.
Almeno una volta nella vita è capitato ad ogni fan di poter scappare e vivere una vita non propria in un mondo diverso. In fondo, questo è uno dei motivi che ci spinge a leggere o vedere un film o seguire per anni una serie tv. L’evasione della mente ci permette di fare un giudizio su noi stessi e solo da una certa età in poi ci si rende conto di quanto quella fantasia debba rimanere tale.
Violet rappresenta lo specchio sull’eterno Peter Pan che alberga in ognuno di noi, facendolo riemergere in chi adolescente non è più attraverso le emozioni passate che non possono essere dimenticate. Leggendo il libro mi sono riaffiorati alla mente i ricordi delle giornate passate a leggere e scrivere fan fiction, commentando con chi ho condiviso le stesse passioni i momenti di una storia che mi hanno coinvolto. Ho pensato all’emozione che provo ogni volta che devo partecipare ad un evento che amo, come le fiere, le presentazioni dei libri e gli incontri con i miei idoli. Mi sono ricordata di quanto è stato difficile trovare persone con i miei stessi gusti e passatempi, di tutte le volte che mi è stato detto di crescere perché leggere o guardare determinate cose era roba da bambini.
Non tutti si rendono conto di quanto il Fandom sia qualcosa di potente, capace di guarire le ferite della realtà e creare nuovi legami. Se non inquinato dalla competizione e dall’odio, è davvero un mondo in cui fa sempre piacere rifugiarsi e confrontarsi, per crescere e vivere positivamente la propria quotidianità. C’è chi, con l’impegno, ha la fortuna di fare della propria passione una carriera, capace di diventare considerata e apprezzata da molte persone.
“Fandom” di Anna Day è formazione, passione e determinazione che insegna che dalla fantasia si può imparare molto, sia su sé stessi che sul mondo in cui si vive.
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