Review Party: Recensione di “Il filo rosso” di Alessia Coppola

Allyson è un’anima sognatrice, che crede nel destino e che dietro a ogni incontro si nasconda una motivazione mistica. Al tempo stesso però, necessita visceralmente di sicurezze fondate e che non riesce a trovare davvero negli uomini che ha frequentato. Specialmente in Luca, con cui porta avanti una storia travagliata ma da cui non riesce davvero a staccarsi, perché spesso la paura di rimanere sola è più forte dell’amor proprio. Non riesce a vedere il segno tangibile che possa farle cambiare realmente vita, nemmeno quando questo le si palesa finalmente davanti. Come può un dragone azzurro condurla davvero verso la felicità?

Con il suo inconfondibile stile, Alessia Coppola ha tessuto una storia delicata e romantica, che riesce a sanare l’animo attraverso dei pensieri profondi e davvero significativi. L’atmosfera orientale si amalgama perfettamente con la vena poetica che caratterizza ogni opera di questa autrice, che ormai per me è una garanzia di valide letture.

Il percorso che Ally deve affrontare per trovare il vero amore è lungo, doloroso e a tratti per lei inspiegabile: questo cammino è il vero fulcro dell’intero libro e ho amato tantissimo l’importanza che gli viene attribuita piuttosto che lasciare spazio a una storia romantica classica, che avrebbe potuto risultare banale.
Infatti è proprio questo il talento della Coppola: trovare la scintilla di originalità anche nella situazione più vista.

Il rapporto che s’instaura tra Allyson e il suo Tianlong è come un sorso di tè caldo: va bevuto a piccoli sorsi per gustarne il sapore, che da delicato diventa sempre più intenso e s’irradia lentamente in tutto il corpo, fino alle estremità. Si prende il suo tempo, anche a discapito della protagonista, che impaziente attende il momento culmine.
Le insicurezze di Ally sono reali ed è impossibile non rivedersi in almeno una di queste. Il tempo le insegnerà non solo l’arte dell’attesa ma a cercare le risposte in sé stessa anziché negli altri.

“Il filo rosso” unisce realtà e mito in una storia scorrevole che, seppur breve, regala delle emozioni uniche, trasmettendo un pizzico di magia dalla carta direttamente al cuore del lettore.

Review Party: Recensione di “Questa volta… no!” di Ingrid Rivi

Agli imprevisti non si è, per loro stessa natura, mai preparati. Sono questi che accompagnano la giovane Andrea lontano da una vita difficile da affrontare verso quella che, contro le sue aspettative, sarà la sua nuova casa: l’emiliano paesino di Pian del Voglio. Qui la donna ricomincia da capo, con un nuovo lavoro, nuove amicizie e nuovo fidanzato. Eppure, c’è qualcosa che manca nella sua vita, perché a trentadue anni desidera finalmente poter avere una sua famiglia e un figlio da poter crescere. Ma è proprio questo che blocca la relazione con Teo, indeciso anche solo sulla convivenza. Ma è ora che, ancora una volta, gli imprevisti tornano: dopo la scomparsa di una persona a entrambi cara, Andrea fa la conoscenza di Patrick ed è come se i due sapessero dell’esistenza dell’altro da sempre. Qualcosa nel loro passato li accomuna, così come quel qualcosa che affolla i loro desideri: trovare finalmente la felicità.
Sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla storia di Ingrid Rivi, che ha saputo intrattenermi durante il corso di una giornata grazie a uno stile scorrevole e incisivo. Più di tutto ho apprezzato la caratterizzazione dei protagonisti, che si liberano degli stereotipi tipici risultando realistici e per nulla scontati. Andrea mi è piaciuta all’istante, sia per la sua forza e indipendenza ma anche per il desiderio della maternità, che non è spinto da regole morali o sociali ma dalla sua genuina volontà di creare una famiglia. Patrick parte come il classico donnaiolo fin troppo sicuro ma si scioglie subito, spiazzato dai suoi stessi sentimenti che lo portano a voler davvero cambiare vita. Il loro legame si basa non solo sull’attrazione reciproca, ma soprattutto sulle insicurezze e sul timore di fare la mossa sbagliata e mandare all’aria tutto. La continua ricerca della felicità è un elemento che fa riflettere e per poterla raggiungere non solo bisogna guardare al futuro ma anche chiudere totalmente i conti con i tormenti del passato. Questo è il rischio più grande che dovranno correre: allontanarsi ma senza perdersi davvero di vista. Per tutto quello che c’è dietro a questa storia, avrei reso il titolo e la copertina più accattivanti, perché finiscono a parer mio per distorcere il vero significato del libro, risultando davvero poco d’impatto e facendolo risultare trascurabile all’apparenza. L’unico elemento che mi ha fatto storcere il naso è il trattamento riservato a Teo. Il ragazzo è un nerd e questo viene utilizzato nella sua accezione negativa, perché il suo voler giocare a World of Warcraft con gli amici lo rende immaturo e lo distanzia da ciò che è davvero importante secondo i canoni classici, ovvero mettere la testa a posto e farsi una famiglia con Andrea. Ecco, io capisco che fosse necessario creare un punto di rottura tra la coppia, comprendo anche che i due personaggi viaggiassero su due fronti paralleli da sempre, comprendo tutto. Ma ho trovato pessimo usare questo stratagemma, ovvero affibbiare al personaggio un’etichetta che l’avrebbe messo a prescindere in una condizione di svantaggio, per come “il nerd” viene concepito dalla massa. Lo dico perché io stessa lo sono ma non per questo reputo che passioni come i videogiochi siano fuorvianti per le cose che socialmente parlando sarebbero più importanti, ovvero creare una famiglia, soprattutto arrivati a una certa età. Voglio credere che non fosse nelle intenzioni dell’autrice dare questa negativa chiave di lettura, ma purtroppo ai più potrebbe risultare giusto che Teo venga trattato in questo modo. Il suo cammino verso la felicità è staccato e diverso da quello di Andrea, ma avrei preferito che alla loro rottura si arrivasse per altre vie e con motivazioni differenti. A parte questo, come già affermato prima, ho trovato nel complesso la lettura piacevole e interessante.

Review Party: Recensione di “Duplice omicidio a Lotrib” di Luca Betti

Quando la cittadina di Lotrib viene sconvolta da un duplice omicidio avvenuto presso l’Università locale, solo una persona può venire a capo dell’intricata vicenda: il giovane investigatore Darden. Devoto al suo lavoro e grande sostenitore dell’integrazione tra umani e altre creature, l’uomo divide le sue giornate tra le indagini di questo nuovo caso e la vita mondana, caratterizzata dall’amicizia con Kirik e Lasor assieme cui fonda la band dei Frenetica Mente.
Quello che potrebbe essere archiviato di primo impatto come un delitto passionale o un furto finito male, desta in Darden delle domande che scavano nel suo profondo e che lo spingono ad oltrepassare l’evidenza e a conoscere maggiormente il passato delle vittime e delle conoscenze che ruotavano loro attorno.
Il clima di tensione verso il ghetto presente a Lotrib influenzerà le indagini?
A cavallo tra giallo e fantasy, Luca Betti è riuscito a realizzare un’opera ben congegnata e davvero scorrevole. Ciò che maggiormente ho apprezzato è stata l’unione dei generi che ha fatto scaturire all’interno della storia una comunità mista, in cui vivono umani e creature fantastiche e che può rappresentare uno specchio con la società reale. Questo perché ormai l’integrazione con i cosiddetti “stranieri” è ormai lampante ovunque, anche se purtroppo non mancano i casi di razzismo, che ancora spesso macchiano le pagine di cronaca e sono oggetto di denunce aperte sui social. 
In tutto questo, Darden è un personaggio assolutamente positivo, che non vede di buon occhio il conflitto tra coloro che si considerano “normali” e le creature quasi costrette in un luogo circoscritto. Vorrebbe collaborazione e pace e trova naturale stringere amicizie, come quella tra lui, Kirik e il nano Lasor, che è uno dei miei personaggi secondari preferiti. 
Pertanto, l’ambientazione è il punto di forza dell’intero libro, ma le indagini del protagonista sono riuscite a intrattenermi e incuriosirmi, perché scoprire il colpevole dei delitti non è affatto semplice, nemmeno per il lettore esterno. Attimi di tensione e di spensieratezza si amalgamano alla perfezione, fino a ricostruire le giornate tipo di un soggetto comune calato all’interno del contesto in cui vive. L’autore è stato capace di equilibrare molto bene ogni aspetto della sua narrazione, offrendo al proprio pubblico una storia davvero godibile, seppur breve nella sua interezza.
Mi sono sorprendentemente affezionata a questo piccolo mondo, tanto da desiderare e sperare di poterci tornare in una prossima opera. Chissà se i progetti di Luca Betti lo ricondurranno a Lotrib prima o poi, per me sarebbe un’immensa gioia che non mancherei di supportare!

Review Party: Recensione di “Una nuova vita” di Danio Mariani

Una perdita straziante e improvvisa fa chiudere in sé stesso l’ex maresciallo Molinaro, che ora, costretto sulla sedia a rotelle da anni per un incidente, passa le sue giornate in solitudine. Ma una sorpresa giunge come un fulmine, racchiusa all’interno di una busta: tra le parole scritte con l’inchiostro s’imbatte nella voce silenziosa dell’ex commissario Vito Bonfiglio, che invita l’uomo a passare un po’ di tempo da lui, presso la sua residenza a Mondello.
Quella che potrebbe sembrare una rimpatriata dopo trent’anni, risulta essere all’occhio esperto del maresciallo un pretesto per qualcosa di non ben specificato. Infatti, passando oltre i convenevoli e le strette di mano, Bonfiglio arriva al dunque, chiedendo aiuto a Molinaro per un’importante indagine, volta a ricercare la giustizia nella tragica scomparsa della moglie Lisa.

Come possono due pensionati riuscire ad arrivare dove chiunque non si è mai spinto?

Per scrivere un buon thriller non è sempre necessario un eccessivo dinamismo o una soffocante frenesia e ciò è dimostrato dall’opera di Mariani che ha un ritmo narrativo inusuale rispetto a quello che ci si aspetterebbe dal genere.
“Una nuova vita” prende in contropiede il lettore facendolo prima ambientare nella psiche dei personaggi e poi gettandolo nel panico improvviso di fronte ai rischi che il protagonista deve affrontare. In tutto questo, a sorprendere è proprio la caratterizzazione di chi ci troviamo a seguire: Antonio Molinaro dimostra subito di non avere perso la professionalità, l’intuito e la concentrazione richiesti dal proprio lavoro, nonostante gli anni di pensione ormai si facciano sentire. La delicata operazione in cui si trova coinvolto richiede calma e sangue freddo, e lui ne ha ancora da vendere.
In un luogo da cui è impossibile scappare e che rende il tutto ancora più pericoloso, ci si trova di fronte a un importante bivio, rappresentato dal confine tra giustizia e vendetta. Spesso, per questo, ci si perde tra i sentimenti accecanti, che rischiano di peggiorare la psiche umana piuttosto che aiutarla a sanarsi dagli eventi negativi.
Antonio e Vito si ritrovano dopo molti anni uniti nella condizione di condividere la morte di qualcuno di importante, ma rimangono differenti nel modo in cui questa viene affrontata e rielaborata.
Eppure, qualcosa nel profondo spinge il maresciallo ad aiutare l’ex collega in un’impresa che sembra tanto disperata quanto persa in partenza, ma che potrebbe davvero essere un punto da cui ripartire con una nuova vita.

Il libro di Danio Mariani scorre veloce, come un treno in corsa di cui non si sa la meta, lasciando incollato chi legge dalla prima all’ultima pagina.

Review Party: Recensione di “È Solo Un Cane (Dicono) – La storia continua” di Marina Morpurgo

Nel giro di mezza giornata, potrete gustarvi con tutta calma una storia delicata quanto carica di intense emozioni. Sto parlando del libro “È Solo Un Cane (Dicono) – La storia continua” di Marina Morpurgo, che Astoria ripropone quest’anno in una nuova edizione ampliata.
A fare da sfondo alla vicenda è il piccolo paesino toscano di Gambassi, luogo in cui la famiglia della Morpugo trovò rifugio e salvezza durante l’occupazione nazifascista. Le foto presenti nel libro, in questo caso, sono molto più d’impatto rispetto alle parole dell’autrice, perché pregne di un’aura appartenente a un tempo relativamente lontano che ancora conserva i ricordi felici di una famiglia che è stata divisa dalle disgrazie della guerra.
Ad allietare l’atmosfera triste e pesante fa capolino il dolce muso di Blasco, il cane che rappresenta per la Morpurgo la luce in fondo a un tunnel buio in cui la mente si stava perdendo. Il loro legame d’amore è fulmineo e così forte da non essere da meno rispetto a qualsiasi altro legame umano, tanto da commuovermi in maniera sorprendente.
Sono molto affezionata al mondo animale e avendo io stessa un gatto sono consapevole del magico rapporto che s’instaura e che va oltre il semplice “padrone-animale”. Il libro di Marina Morpurgo è un inno alla potenza di questo amore, che è in grado di sanare ferite di cui spesso non abbiamo nemmeno coscienza. Non sopporto quando ci sono persone che trattano gli animali con superficialità: “È Solo Un Cane”, è una frase tipica che purtroppo si sente spesso sentire e che sminuisce tutto ciò che l’autrice invece vuole esaltare attraverso la sua storia e che io non posso fare altro che appoggiare.
Questo libro mi ha punta sul vivo facendomi barcollare costantemente sul baratro delle lacrime, per le riflessioni che ne scaturiscono e per i ricordi che si accumulano legati al proprio amore a quattro zampe. Per me dire addio è inconcepibile e ingiusto, cerco di pensarci il meno possibile per non stare troppo male e per non pensare a quando quell’inevitabile evento accadrà. Mi ci vuole ancora molta strada per accettarlo, ma ho trovato di grande conforto leggere quanto l’autrice ha voluto dire in merito.