Review party: Recensione di “Wolves Coast” di Ornella Calcagnile

« Volevo amare ed essere ricambiato, provare passione e sentire un contatto fisico. Aspiravo semplicemente a sentirmi completo. »

Ornella Calcagnile torna nel panorama letterario con una nuova storia dalle tinte fantasy e romance: “Wolves Coast”, edita da Dunwich Edizioni e disponibile alla vendita da oggi!

Emily Owen inizia la sua nuova vita allontanandosi da tutto e da tutti: si trasferisce a Wolves Coast, dimora di una comunità indiana in mezzo alla natura incontaminata. Dopo un incidente, fa la conoscenza di Howi, bel diciottenne che la soccorre e poi si offre di farle da guida del posto. Pian piano il loro rapporto si intensifica, in un clima di spensieratezza e positività che però si scontra con le difficoltà del passato di entrambi. In qualche modo, con i loro incontri, cercano di non pensarci e farsi forza a vicenda.
La tranquillità sembra quindi potersi posare sulle loro vite, ma a Wolves Coast nulla è come sembra. Leggende, antagonisti e antiche rivalità sussurrano alle persone attraverso il vento, ricordando loro che esistono, più o meno silenti. Le tradizioni indiane sono affascinanti, danno un senso di tepore e accoglienza, che al contempo contrasta con una crudeltà e fermezza inflessibili.
Questo si vede molto tra le due comunità del North e del South Wolves, che vivono in apparente equilibrio, fino a quando non giunge la goccia che sa scatenarli. Entrambe sono custodi di un mistero che fonda le proprie radici in tempi antichi, mescolandosi sia alla storia che alla magia.

Questo aspetto mi ha inevitabilmente ricordato la tribù dei Quileute nella saga di Twilight: uno dei pochi elementi che mi sono davvero piaciuti (ho odiato Jacob e come si sia intromesso nell’intera storia).

Howi è un personaggio per cui ho provato tenerezza: nonostante la sua giovane età si atteggia a uomo maturo ed indipendente, anche se non può fare a meno di sottostare ai voleri del padre e al legame con gli altri membri della famiglia. Quando giunge il momento di lottare e di stare accanto a Emily, saprà spigionare una forza sorprendente, che va al di là di quella fisica.
Il loro rapporto nasce e si trasforma in breve tempo, colto da una purezza e sincerità inaspettate. Non hanno intenzione di continuare a soffrire, sentono che insieme possono finalmente guarire. Sul nascere, il loro amore troverà degli ostacoli, apparentemente invalicabili, faticosi e temibili.

La più grande passione di Emily è la fotografia, attraverso cui si esprime e può sentirsi libera: questo, si riflette alla perfezione nella scrittura di Ornella, che in modo diretto e scorrevole è riuscita a scattare nella mia mente delle immagini nitide dell’intera storia. Nel leggere “Wolves Coast” ho avvertito sulla pelle la sensazione della brezza marina, del caldo e del freddo; sono riuscita a sentire le onde scagliarsi contro gli scogli e il profumo del bosco dopo una tempesta. La natura si è materializzata intorno a me, dall’inizio alla fine.

Una storia semplice ma che sa come conquistare il lettore e intrappolarlo a sé.

Blog Tour: Recensione di “Firefly – Dammi un’altra identità” di Marianna Calandra

« Mi sto distruggendo ma spero di riuscire a rinascere dalle mie ceneri. »

Il blog tour di “Firefly – Dammi un’altra identità” di Marianna Calandra oggi arriva al termine! Avete seguito tutte le tappe?
TAPPE:

19/02 – Intervista – Coffee&Books
20/02 – Personaggi – Book Lover
21/02 – Playlist – Libera tra i libri
22/02 – Estratti – Il regno dei libri
23/02 – Recensione – The Mad Otter & My Crea Bookish Kingdom
Questa è una storia dalle tinte fiabesche. Con la fine del liceo, Melanie perde il contatto con il mondo, complice il fatto che i genitori siano via per tutta l’estate e che lei abbia perso i legami con le amiche. Il tormento della fine della relazione con Kevin, la fa cadere in una spirale di paure ed incertezze che la porta all’apatia totale, ogni giorno che passa.
Fino a che, alla sua porta bussa Sebastiano, figlio di amici dei genitori che passerà le vacanze lì, con Melanie, in quella stessa casa. C’è qualcosa di particolare in lui, che attrae Melanie ma che al contempo la porta a respingerlo. Non vuole a cambiare le cose, perché in apparenza le stanno bene così, e lui sembra avere tutte le intenzioni di scrollarla per riportarla a vivere davvero.
La ragazza lentamente si scioglie, acconsentendo a questa terapia d’urto che la porterà a conoscere meglio il suo inaspettato coinquilino. I sentimenti affiorano, crescono d’intensità, fino ad abbattersi contro il muro della realtà: cosa ne sarà di loro alla fine dell’estate?
Non c’è da aspettarsi una storia realistica, ma sicuramente ha tutte le carte in regola per diventare una tra le migliori fantasie giovanili di sempre. Sebastiano è un ragazzo unico, perfetto ed è davvero colui che ogni ragazza vorrebbe al proprio fianco. Entra a gamba tesa nella vita di Melanie sconvolgendola, senza imposizioni o costrizioni di sorta, tirandola fuori dal proprio guscio con il solo scopo di renderla più forte ed indipendente. L’amore, in questo caso, è un aspetto secondario, una dolce conseguenza che giunge con il tempo.
Le paure e i tormenti di Melanie, invece, sono le paure e i tormenti che chiunque nella realtà potrebbe aver provato in un determinato periodo della propria vita. Non tutti sono in grado di reagire da soli, di fronte alle difficoltà. È un dato di fatto, ognuno reagisce agli stimoli in maniera differente ed è sbagliato giudicare se qualcuno si comporta in modo diverso da come si pensa dovrebbe.
Sebastiano è per Melanie il principe azzurro giunto a salvarla. Non da draghi, mostri, nemici, ma da ciò che è insito in lei e che la blocca. È questa la cosa più importante nel loro rapporto.
Sarebbe bello poter migliorare avendo al proprio fianco qualcuno di così perfetto. Sebastiano non esiste, ma l’augurio è di riuscire a trovare qualcuno che possa per lo meno avvicinarsi. Che sappia amare e sostenere nelle difficoltà, che non abbandoni tutto quando le cose si mettono male.
Rifugiatevi tra le pagine di “Firefly – Dammi un’altra identità”, credete ad una che pone il romanticismo su una retta parallela rispetto a lei. Non ve ne pentirete; cogliete i piccoli insegnamenti che questo breve romanzo può darvi e fateli vostri. 

Review Party: Recensione di “La vendetta dell’imperatore” di Clive Cussler

« Il resto della forza d’assalto libica superò la duna. Nazari
aveva due alternative: scappare o affrontarla. Poiché le probabilità
di fuga erano minime, rivolse un ultimo sogghigno a Juan e decise di voltarsi a combattere.»

A Sant’Elena, il 28 aprile 1821, Napoleone Bonaparte trova uno spiraglio di salvezza, che potrebbe ricondurlo di nuovo ai vertici di gloria affossati dall’umiliazione. Invece, contro ogni sua previsione, si ritrova invischiato in qualcosa che va al di là della sua comprensione e del suo tempo, un enigma che risorge solo 200 anni dopo di lui.
Tra Algeria e Monaco si susseguono senza controllo inseguimenti, hackeraggi, rapimenti e ricatti. Tutto è nelle mani di Juan Cabrillo, eroe contemporaneo che farà di tutto per riassestare equilibri economici che rischiano di scoppiare, trascinando a fondo milioni di persone. Perché quando di mezzo c’è il potere, è come se la mente umana si annullasse, impazzendo e offuscando ciò che davvero è importante.
Di fronte alla possibilità d’impossessarsi di un tesoro tanto antico quanto prezioso, giunge il momento di solcare gli oceani, fuggire, temere la morte e infine trionfare.
Leggendo “La vendetta dell’imperatore”, posso affermare con certezza che l’abilita di Clive Cussler sia prendere degli elementi apparentemente scollegati per unirli in un’avventura adrenalinica, piena di azione e colpi di scena. Non è possibile riuscire ad inquadrare fin da subito la situazione, perché lo scrittore sa bene in quali punti celare i propri assi, calandoli al momento davvero opportuno e sorprendendo chi legge, che può solo prendere le redini della storia saldamente ma lasciare che sia lei a condurre le danze degli eventi, senza imporre alcun controllo.
TAPPE:

Recensione: “Olga di Carta – Jum fatto di buio” di Elisabetta Gnone

« Guardò verso l’alto: non aveva pensato che il vuoto lasciato dal bosco avrebbe aperto la strada al cielo. E che da esso sarebbe venuta la magia che in quel momento, davanti ai suoi occhi, stava creando un nuovo mondo, solo per lei. »

In una gelida giornata d’inverno, nel paese di Balicò, Olga Papel ricominciò a raccontare.
I paesani l’attendevano, come il sole al mattino, per tornare a fantasticare su quelle stravaganti storie. Fino ad allora avevano provato come un vuoto, una mancanza. La sua assenza era uno squarcio da ricucire. Tra un brivido e l’altro, sia di freddo sia di timore, chi ascolta arriva a scoprire che stavolta il protagonista è proprio quel vuoto.
Jum è il suo nome, invisibile e inudibile.
Fatto di buio, nel silenzio si muove rumoroso, solo l’anima lo può percepire. Sussurra parole malevoli e si nutre di lacrime, specchio di un dolore così intenso da lasciare traccia. Perché quando si perde qualcosa, il vuoto esiste, e assorda e abbaglia.
Se non è vero che Olga ha vissuto ognuna delle sue avventure, si può stare certi che chiunque alla presenza di Jum si sia sentito al centro di tutto. Il dolore allontana, ma accomuna chi come un libro vuole aprirsi e mostrare le proprie pagine: Olga, sottile come carta, è pronta a sfiorarle e risanarle.

Esattamente come la sua creatrice, Elisabetta Gnone, che come una musa giunge ancora una volta al cuore di chi legge le storie da lei scritte. Mi sono sempre sentita al sicuro nel suo mondo di fantasia e stavolta posso affermare che più che essere tornata bambina ho trovato un nuovo modo per essere adulta.
Quando si cresce si trova molta più difficoltà a gestire gli eventi dolorosi di quanto non si riesca a fare da piccoli. Il carico della vita è sempre più sovrastante e concreto, così come gli impedimenti e gli imprevisti che adesso tocca affrontare in prima persona. Inutile negarlo: ci si sente persi. Come se qualcosa non fosse al suo esatto posto. Ma nell’oscurità bisogna sempre trovare il modo di sorridere e la nuova storia di Olga serve proprio a questo. Scaccia la paura per fare posto alla meraviglia, che si scova frammento dopo frammento in ogni pagina, fino al finale che sprona ad un nuovo atteggiamento e modo di pensare.

Per citare un’altra grande maestra di vita, colei che ha creato il mago più famoso del mondo: “La felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi… se solo uno si ricorda di accendere la luce.”

Che di un libro se ne etichetti il genere è ormai cosa consueta. Ma “Jum fatto di buio” è libero da identificazioni, impreciso come il vuoto perché si adatta ad ogni persona che lo prende in mano. Sa parlare al singolo in maniera personale e segreta.

Tu, lettore, fatti custode dei preziosi insegnamenti e vivili, portando con te la magia che aleggia innominata nelle parole di Olga. Ridi, osserva il tuo Jum e ridi. Solo così saprai colmarlo e da ogni caduta ti rialzerai più forte.

Review Party: Recensione di: “Il regno del male” di Sandro Ristori

« “Se il bene e il male sono un’unica cosa, perché noi puniamo il male? Perché premiamo il bene? Se bene e male sono solo parole prive di significato, che senso abbiamo noi?” »

Questa è la storia di una cruda realtà, fatta di guerre, pestilenza e morte.
Ognuna confinata nella propria provincia, lasciata quasi a sé stessa, in attesa che il destino faccia il proprio corso. Tutte condividono il dolore e la tensione di una vita faticosa, ma solo in apparenza sembrano viaggiare su vie parallele.
Il peso sul cuore non è indifferente agli occhi di chi assiste alle vicende come impotente spettatore. Si può solo andare avanti, attraverso le mappe che in un lampo portano da una situazione all’altra, disorientando con giusta causa il lettore, che si trova a chiedersi quali tra i personaggi abbiano maggiore valore.

“Il regno del male” di Sandro Ristori è pregno di un’inquietudine imprevista, che contamina questo primo libro, l’inizio di una saga fantasy dai risvolti sorprendenti. La spietatezza e insensibilità che affollano le pagine sono ben rese grazie ad uno stile di scrittura incisivo e scorrevole, ma positivamente rozzo nel far passare i contenuti. L’inchiostro è come il sangue versato tra le strade: indelebile, impressionante. La violenza di certe scene è tale da costringere per un istante a distogliere lo sguardo, come di fronte ad una pellicola che scorre inesorabile davanti agli occhi.

Un’ambientazione ricca, che ha molto da raccontare e da cui bisogna apprendere per essere capita. Mi ha ricordato quei videogiochi in cui la trama sì è importante, ma esplorare il mondo è un altrettanto interessante passatempo.
Ho amato senza alcun dubbio la storia legata a Coral, costretto ad abbandonare il suo villaggio, verso un ignoto che lo condurrà alla ricerca di risposte.
Mi sono lasciata affascinare dalla cultura legata ai sacerdoti: i Misteri, le Proposizioni, l’Ispezione sono tutti elementi che ricordano un credo antico, oscuro ma dannatamente ammaliante.
I dettagli rendono una storia più concreta e vivida, e qui di certo non ne mancano. Sembra superfluo, ma ogni cosa descritta porta a provare maggiore angoscia. Un esempio lampante è il racconto narrato nel primo capitolo, che catapulta in un istante nel mood dell’intero libro. Fiaba e realtà, innocenza e depravazione. Una contrapposizione perfetta per determinare cosa nasconde il Regno.

Addentrarsi nel marcio e respirarne il fetore sempre più a fondo è stata un’esperienza assuefante che mancava ormai da molto tempo nelle mie letture e da cui non voglio più distaccarmi.

Per le grandi storie ci vuole cura, studio, impegno e passione. Sandro Ristori si dimostra all’altezza dei pezzi grossi del genere fantasy, entrando senza dubbio tra gli scrittori che non mi lascerò sfuggire, in futuro.