Review Party: Recensione di “Il patto dell’abate nero” di Marcello Simoni

« Messer Capponi non urlò.
Lasciò la presa di scatto e arretrò meccanicamente, le pupille sbarrate come se vi fosse stata incisa sopra una parola di stupore.
Uno stupore che nell’anima di Bianca si distorceva a poco a poco, trasformandosi in un inaspettato e quasi brutale senso di libertà. »

La Secretum Saga è tornata.
Era cominciato tutto con un segreto, e un anno dopo, la storia di ripete. 
Bianca de’ Brancacci spia il marito Teofilo Capponi durante una conversazione privata con un uomo, l’ebreo Simeone de Lunell, venuto in possesso di una lettera contenente l’esatta ubicazione di uno straordinario tesoro. La donna non sa perché Teofilo ne sia attratto, ma è sicura del fatto che questo possa condurla alla verità sulla morte del padre. Per scoprire ciò, riesce slealmente a prendere contatto con Tigrinus, che si butta nell’impresa alla ricerca di qualche profitto. Indossata l’identità di Capponi, il ladro parte alla volta di Alghero per venire a capo dell’ennesimo mistero.
Il ritorno nella Firenze del Quattrocento di Simoni è stato divertente e carico di aspettative. Non vedevo l’ora di proseguire con le vicende legate ai personaggi che avevo amato nel primo libro e sono rimasta sorpresa da quanto sia rimasta ancora più coinvolta.
Tigrinus si riconferma un personaggio davvero intrigante, velato da quel fascino tipico di chi ha un passato misterioso, ma vive la vita alla giornata, quasi con leggerezza e schiettezza, nonostante venga coinvolto in qualcosa di più grande di lui.
Bianca si dimostra una donna agguerrita e imprevedibile, che conosciamo meglio in questo secondo capitolo, capace di tutto pur di giungere al proprio obiettivo. Non ha per niente vita facile, ma nemmeno di fronte alla difficoltà più insormontabile si perde d’animo.
Con “Il patto dell’abate nero”, Marcello Simoni si afferma ancora una volta come un abile maestro del genere storico legato agli intrighi di potere. Il tocco magico, immancabile nelle sue trame, risveglia ambientazioni e noti personaggi sopiti sotto il peso del tempo, regalando loro un’identità fresca e contemporanea che si stampa nel cuore dei lettori.
Inutile dire che attendo il prossimo libro con impazienza.

Review Party: Recensione di “La promessa del buio” di Riccardo Bruni

« Certe giornate sono talmente belle da lasciarti addosso un vago senso di tristezza. Perché non torneranno più. Perché tutto quanto sfiorisce in fretta in un ricordo, e i bei ricordi hanno quello strano retrogusto di nostalgia che non dovrebbero avere, ma così è e non puoi farci niente. »

Una vita, anche se vissuta al massimo, può celare dei ricordi sconosciuti e sopiti.

Lo sa bene Bebo, che in un giorno qualunque riceve in dono un’audiocassetta che lo riporta indietro nel tempo. Ai soprusi subiti dal Bastardo, il desiderio di scappare, la calura dell’estate e soprattutto alla capanna in riva al fiume. Un rifugio di pace, luogo di incontro tra lui e gli amici, che cercano di affrontare le gioie e i dolori dell’adolescenza sulle note dei Nirvana e degli Iron Maiden. Ma la musica è ciò che il lato A della cassetta contiene, ma è il lato B che attira maggiormente l’attenzione. Non ci sono cantanti a solleticare il suo udito, ma la voce di Vanni. Il socio, colui che per Bebo c’è sempre stato e viceversa. Quando inizia a parlare, puntualizza subito una cosa: mentre parla si sta preparando al suicidio. Ma ha un’ultima verità da raccontare e vuole che sia Bebo a saperla: cosa è successo davvero il 15 agosto 1992. Un evento tragico ha spezzato per sempre le vite degli inquilini della capanna. Bebo ripercorre i tempi andati, a cavallo tra il passato e il presente, condotto dalle parole di un uomo ormai morto. Alla ricerca del tassello mancante.

Non appena ho iniziato a pensare a quanto i thriller rischino di somigliarsi tra loro, ecco che Riccardo Bruni spunta tra le mie letture coinvolgendomi in una storia interessante e imprevedibile. La struttura narrativa è tra le più originali e particolari, pensando al genere in questione, e costruisce un percorso di spensieratezza e malinconia che ha come meta l’inevitabile epilogo. “La promessa del buio” è l’esempio lampante che dimostra che non è sempre necessario far camminare il lettore sul filo del rasoio per scrivere un buon thriller. L’elemento culturale risalente agli anni ’90 è sempre qualcosa che mi fa piacere ritrovare in opere attuali; come i personaggi, non riesco a non provare una punta di nostalgia. Questo si riflette sullo spaccato sociale in cui vivono Vanni e Bebo, tra ricchezza e povertà, giustizia e ingiustizia. Entrambi vivono nella parte buia del paese e per esperienze simili si trovano ad essere affini. La curiosità per capire cosa ha causato la rottura del loro rapporto trascina la mente da un’epoca e l’altra. Sembra quasi di essere vicino a Vanni, mentre si avvicina sempre di più alla fine.

Una lettura davvero sorprendente e consigliata. Di certo recupererò le opere precedenti dello scrittore, che ha saputo come conquistarmi!

Release Party: Recensione di “Dark Tournament: Vinci o Muori” di Elisa S. Amore

« “Mi concedo.”
Il serpente scattò verso di me e affondò i denti venefici nel mio collo. Il veleno mi bruciò le vene. O forse era la rabbia per quella scelta necessaria a fare così male. »

Da oggi su tutti gli store online trovate “Dark Tournament: Vinci o Muori”, Paranormal Romance Fantasy di Elisa S. Amore.
TAPPE:
Coffee&Books – Il mondo di sopra – Viaggiatrice pigra – We Found Wonderland in Books – Libri al Caffè – Sogno tra i libri – Lettrici impertinenti – Book Lover – Leggere Romanticamente&Fantasy – Sognando tra le righe – Chronicles of a Bookaholic – Never Stop Dreaming Book Blog – Le passioni di Brully – Le tazzine di Yoko – The Mad Otter – Sognare Leggi e Sogna – Airals World – Il tempo dei libri – Milioni di particelle – Books to Read
L’esistenza di Drake è costantemente appesa ad un filo tra vita e morte. Nonostante sia un Sotterraneo, Angelo della Morte immortale, è burattino nelle mani delle Streghe, sadiche donne che usano l’Inferno per lanciarsi continue sfide, in un campo di battaglia eterno, crudele e che non lascia scampo. Drake sfrutta quel poco di libertà che gli è concessa per godersi i piccoli piaceri che quel luogo ha da offrire; ma il tempo passa e c’è solo un punto fisso in grado di non farlo cedere: il pensiero di Stella, perduta da secoli nella sua vita mortale.
Una fiamma gli incendia il petto, quando scopre che la sua amata è proprio lì, da qualche parte, nell’Inferno al di fuori del Castello. Se è ovvia la sua disperata ricerca, non lo è tanto il loro incontro: a fronte di una ragazza delicata e indifesa, Drake deve fare i conti con una Stella agguerrita, fredda, crudele come quella prigione infernale. Entrambi sono stati costretti a delle scelte, nella speranza di ritrovarsi e con il rischio di perdersi per sempre.
Luoghi angusti e creature inquietanti fanno da cornice a una storia intrigante, divertente ma cupa, in cui non mancano le macchinazioni di potenti pronti a tutto per raggiungere i propri obiettivi.
Per Drake e Stella prevalere non sarà di certo semplice perché all’Inferno vige una regola: vincere o morire.
Con “Dark Tournament: Vinci o Muori”, Elisa si reincarna in un Dante Alighieri contemporaneo. Una presenza invisibile ed eterea, capace di trascinare il lettore in un mondo buio e spietato, popolato da orride creature pronte a perseguitare e ammazzare i malcapitati.
Questo aspetto viene spezzato dalla creazione di personaggi forti, stuzzicanti, divertenti e mai banali, nonostante la tematica romance possa far scadere con facilità nell’ovvio un intero libro.
Drake appartiene totalmente all’Inferno, ma non si è mai fatto corrompere del tutto, trasformando la propria purezza d’animo nella sua vera forza. La spavalderia che lo contraddistingue riesce sempre a strappare un sorriso, anche in mezzo a sangue e ossa rotte.
Stella è la classica eroina moderna, indipendente e in grado di cavarsela in ogni situazione. Scoprire il pregresso delle sue scelte fa apprezzare ancora di più il suo profilo.
L’inizio di una trilogia promettente e godibile, spero di non dover attendere troppo per l’uscita di Rogue Arena: Fuga dall’Inferno.

Review Party: Recensione di “La leggenda dell’Azteco” di Clive Cussler


« I ciechi occhi azzurri di un uomo fissavano l’eternità dalla sua prigione di ghiaccio, con un’espressione perplessa, serena. Era aggrappato a ciò che restava di una vela strappata, con l’incolta barba bionda chiaramente visibile malgrado il pesante mantello di pelliccia in cui si era avvolto, nel vano tentativo – fatto secoli prima – di sottrarsi all’inevitabile. »


Grazie a Longanesi, Clive Cussler torna oggi in libreria con un nuovo emozionante libro: “La leggenda dell’Azteco”.

Sulla fredda isola di Baffin, Sam e Remi Fargo si trovano di fronte ad una sensazionale scoperta: un drakkar vichingo completamente intatto, così come il suo equipaggio rimasto a bordo. Cristallizzati nel tempo, immutati a causa del ghiaccio che li ha bloccati nella sua morsa mortale. Affascinati dalla storia legata a questa flotta, i coniugi trovano degli artefatti lontani dai passeggeri della nave: arte precolombiana, giunta lì dal Messico.
Sembra impossibile, ma un collegamento tra vichinghi e aztechi c’è.
L’entusiasmo degli studi porta Sam e Remi a dover fare i conti con crudeli predoni che, venuti a conoscenza della scoperta, faranno di tutto per impossessarsene e guadagnarne quanto più possibile.

Il sole cocente e i venti gelidi toccano la pelle del lettore come se fosse anche lui al fianco dei protagonisti, inseparabili e frizzanti, nonostante le circostanze critiche.
Clive Cussler ha un potere particolare su di me, perché nonostante siano ormai molte le avventure da lui create, affiancato da altri scrittori e alle prese con protagonisti con un’anima propria, sempre pronti a scivolare via dal suo controllo, sa sempre come incantarmi fin dalle prime parole del prologo. Vengo catturata dalle atmosfere da brivido, al limite tra realtà e finzione. Non ho mai viaggiato, ma grazie a Cussler esploro ogni volta meraviglie uniche, mettendo in gioco tutti i sensi per conoscere appieno civiltà lontane e vicine, che spesso si rincorrono e collegano con motivazioni tra le più improbabili, ma coerentemente con la storia narrata.
Le “Fargo Adventures” sono le storie che maggiormente preferisco, perché mescolano a regola d’arte i momenti di tensione a quelli di relax, ritmando gli eventi quel tanto che basta per far scorrere la lettura tutta in un fiato.

Recensione: “La mia prima volta 1” di Niloo

« Posso anche sbagliarmi, eh. Ma non sarebbe fantastico se fosse vero? »

Emozioni, fraintendimenti e insicurezze sono elementi alla base di qualsiasi storia d’amore adolescenziale, specie per gli shoujo giapponesi, le cui vicende amorose fanno sempre battere il cuore.
“La mia prima volta” di Niloo non fa eccezione, nonostante le tematiche siano riprese da moltissime altre opere dello stesso tipo, riuscendo a proporre una storia capace di strappare un sorriso, specie a chi sedici anni li ha passati da un po’.

Sedici è l’età che caratterizza Kiki, una ragazzina che desidera innamorarsi perdutamente di qualcuno. Grazie all’aiuto dei suoi migliori amici, la giovane trova il coraggio di interagire con Luke, l’ultimo arrivato nella sua classe. Affascinante, gentile e disponibile, il ragazzo sembra rispondere positivamente ai sentimenti provati da Kiki, e insieme iniziano una relazione, affrontando le gioie e i timori dell’amore, sentimentale e fisico.

La bravura di Niloo sta proprio nella capacità di affrontare in maniera matura ciò che passa nella testa degli adolescenti, dalla prudenza all’istinto, senza imbarazzo o volgarità. Kiki sa di essere innamorata di Luke ma, com’è ovvio che sia alla sua età, questo non la sblocca sul piano fisico, in cui si sente molto insicura. Kiki impara ad esplorare e conoscere il proprio corpo e a sfuggire alle domande imbarazzanti dei genitori sull’argomento.
La sua storia è affiancata a quella di altri personaggi, ognuno con le proprie caratteristiche e le proprie difficoltà. Come ad esempio Ben, che da sempre prova dei sentimenti per Kiki, ma che vedendola allontanarsi tra le braccia di un altro non sa come reagire. Nell’adolescenza il tormento e le difficoltà sono amplificati dall’età e portano i ragazzi molto spesso a sbagliare e inciampare in situazioni più grandi di loro, senza che questi possano prenderne il controllo. Come ad esempio ciò che capiterà a Caro, ragazza indisponente che finisce per dover nascondere un importante segreto.

“La mia prima volta” è un manga intenso, e il fatto che sia formato da soli due volumi aumenta l’impatto che ha sul lettore, bombardato in breve tempo da informazioni ed emozioni in cui può rispecchiarsi, ricordando o fantasticando a seconda su cosa si prova ad avere sedici anni.

Niloo non ha nulla da invidiare ai mangaka capostipiti degli shoujo, perché è in grado di farsi notare imponendo nel panorama fumettistico le proprie opere con delicatezza e raffinatezza.
Preparatevi ai sospiri e ai ricordi che riaffiorano!