Da oggi inizia il Blogtour organizzato da Il mondo di sopra su Morgan e l’orologio senza tempo di Silvia Roccuzzo.
Un libro fantasy particolare che riesce a mescolare l’azione con l’epicità. Il lettore sarà guidato attraverso una storia innovativa e ricca di minuziosi dettagli, capaci di lasciare senza fiato. Pagina dopo pagina, la lettura avanzerà in una storia all’insegna delle onde del mare e dei pirati.
Titolo: Morgan e l’orologio senza tempo
Autore: Silvia Roccuzzo
Editore: Albatros
Pagine: 456
Prezzo: 17,50€
Trama: Morgan è un giovane capitano che vive la sua vita all’insegna della pirateria, con la sua fedele ciurma sempre al seguito. Avidità, vanità e presunzione sono tra le sue doti migliori, ne dispensa a profusione mescolandole a una forte ironia e sprezzo del pericolo; nulla di strano, trattandosi di un pirata, peccato che Morgan sia una affascinante piratessa! Un giorno una serie di inspiegabili eventi segnerà il preludio di un’avventura che la porterà a scoprire il suo passato, nonché a segnare il futuro e le sorti della terra in cui vive. Tra inseguimenti, battaglie, inganni e colpi di magia, il capitano e i suoi compagni diventeranno i custodi di un segreto molto antico e di un preziosissimo monile: un misterioso e minuscolo orologio da taschino, le cui lancette stanno ferme sulle dodici esatte…
Silvia Roccuzzo esordisce con un fantasy ricco di azione e di sentimento; la straordinaria capacità narrativa, la pienezza delle descrizioni e la sicura padronanza di una vicenda tanto complessa quanto accattivante, fanno di questo romanzo una lettura sorprendente per gli amanti del genere ma anche per chi vi si accosta per la prima volta, in cerca di qualcosa di assolutamente nuovo.
In questo blogtour vi guideremo, tappa dopo tappa, tra oscuri segreti e vecchi ricordi. Pronti a salpare?
Dal 30 Luglio vi aspettiamo su The Reading’s Love per scoprire i personaggi principali e secondari
Il 31 Luglio troverete su The MadOtter il personaggio preferito.
Saltiamo poi al 3 Agosto dove, Librintavola, analizzerà i luoghi del romanzo.
Il 4 AgostoAll in my world Debbyna vi porterà a scoprire lo stile narrativo dell’autrice.
Il 6 Agosto Appunti di Zelda vi porta tra la magia del romanzo.
Ma conoscete davvero il fantasy? Il 7 Agosto ne scoprirete di più grazie a Ombre di carta
Il 10 Agosto La lettrice vi porterà a riflettere sul femminismo di questo romanzo.
L’11 Agosto non perdetevi la tappa di Non solo libri che oltre alle pagine scoprirete la musica del romanzo.
Il 12 Agosto fermatevi a leggere la tappa di Libri e Amoree che racconta il perché questo romanzo sia da leggere.
Ed infine, il 13 Agosto, poco prima di andare in vacanza salpate con tutte le blogger per scoprire se vale davvero la pena leggere questo romanzo, nelle recensioni in ogni canale.
Lasciata sola con sé stessa quando era ancora in fasce, Alejandra cresce e lavora all’interno della Hostería del Potro, luogo che col tempo ritiene essere la sua casa e chi vi alloggia la sua famiglia.
All’interno delle mura di una delle locande più antiche di Cordova, la ragazza vive osservando il mondo solo attraverso i racconti degli altri, viaggiando solo con la fantasia prima di sapere di dover scappare per avere salva la vita.
Cinquanta anni più tardi, lo scrittore americano Sam Hackett trova traccia della storia di Alejandra in vecchie lettere e spinto dal suo senso per le notizie indaga e scava in un passato lontano, più oscuro di quanto si possa immaginare.
Grazie a uno stile di scrittura e coinvolgente, Laura Madeleine trasporta il lettore in un’avventura piena di emozioni e curiosità, capace di intrattenere con soddisfazione senza mai far calare l’attenzione. Non è così scontato da farsi, soprattutto quando si realizza una storia a cavallo tra epoche differenti e luoghi che, per quanto possano essere gli stessi, sono profondamente influenzati dallo scorrere degli anni.
Per quanto in apparenza possa sembrare un libro delicato, si ha subito a che fare con la tensione che accompagna tutta la vita di Alejandra, una vita ingiusta che però è stata in grado di formare una donna forte che cerca a tutti i costi giustizia e indipendenza. Altrettanto interessante è seguire il punto di vista di Sam, uno scrittore in crisi che non riesce più da tempo a trovare la scintilla dell’ispirazione, ma che ora la trova in un modo del tutto inaspettato. Il desiderio di avere finalmente in mano qualcosa che possa semplicemente essere vantaggioso per lui, si trasforma velocemente in qualcosa di più forte: dare a quella donna misteriosa la giustizia che merita.
Ogni tassello si incastra perfettamente al proprio posto, grazie alla cura dell’autrice, che prendendosi il suo tempo conclude l’opera con emozione e coinvolgimento, facendo sospirare il lettore che chiude il libro con rinnovata energia e speranza.
“Il segreto di Alejandra” è un romanzo consigliato a chi sia in cerca di un’avventura di vita che possa lasciare qualcosa anche dopo aver finito la lettura.
In questo lunedì di fine luglio, The Mad Otter ha l’onore di ospitare l’autrice Sonia Morganti con un’intervista a lei dedicata per presentare il suo nuovo libro “Costanza Sicanie Regina”.
Ringrazio ancora Sonia per avermi dedicato il suo tempo rispondendo alle mie domande.
Buongiorno Sonia e benvenuta nella tana della lontra! Per me è un onore averti qui tra le pagine del mio sito. Ti ho conosciuta con il romanzo “Calpurnia. L’ombra di Cesare” e successivamente con “Far West” ed è quindi un onore poter leggere il tuo nuovo libro e poterti intervistare!
Innanzitutto, com’è nata l’idea per la trama di “Costanza Sicanie Regina”?
Buongiorno a te e grazie del tempo che mi dedichi! Quanto alla tua domanda, raccontare la genesi del romanzo mi diverte molto. Nel 2018 sono partita, controvoglia, per una breve vacanza di ripiego che invece si è rivelata favolosa. Era un periodo complicato ed ero provata moralmente e fisicamente. Un giorno, durante una tappa, ho percepito la scintilla della risalita. E dell’ispirazione. Conosco la data e persino l’ora, perché di quel momento ho una foto: Castel del Monte, 18/08/18, h. 9:49. Tutti gli otto della data sarebbero piaciuti al padrone di casa, ora che ci faccio caso! Scommisi con me stessa di trarre un racconto da quella scintilla e dopo poche settimane era fatto e finito “Il colore dell’anima”, che si trova gratis in tutti gli store visto che è un testo brevissimo ma, con me, è stato estremamente generoso, portandomi nuovi lettori e anche un buon piazzamento a un concorso di livello. Però sentivo che c’era ancora qualcosa da narrare, una voce meno nota, insolita. Io sono curiosa e golosa, un cane da tartufo per le zone d’ombra e il non detto. Così, mentre frugavo tra pagine di carta e in html, mi sono imbattuta nell’impressionante “curriculum” di Costanza d’Aragona, prima moglie di Federico II. Una vita intensa, a tratti avventurosa, riassunta da molti saggi solo in un dato anagrafico che mortifica la complessità della sua persona: maggiore del marito di una decina d’anni. Più che una descrizione, sembra una pena detentiva. D’altronde, ancora oggi se in una coppia la donna è “più grande” in automatico diventa “vecchia” – e che, non lo sai? – e, se non se ne fa un problema, pare essere “innaturale”. Ho provato subito una forte simpatia per questa ragazza in gamba che non ha avuto paura di vivere a pieno la sua seconda possibilità, che ha lasciato il segno al punto di essere sepolta con la corona imperiale sul capo, ma è scivolata fuori dalla memoria dei più. Mi sono messa in ascolto, in questo incontro in differita. Ed è nato il romanzo.
Quali studi e ricerche ci sono dietro alla realizzazione del romanzo?
Saggi prima di tutto. In bibliografia ne riporto sempre una selezione, ma di solito sono molti di più. Per esempio, quando dovevo ambientare una scena su una torre di Palazzo dei Normanni, ho frugato in lungo e in largo cercandone un’immagine ricostruita, ma non ho riportato il testo in cui l’ho trovata, presente su Google Books. Non era rilevante. Se possibile, leggo testi coevi. In questo caso, è stato importante il De arte venandi cum avibus. Poter inserire nei dialoghi frasi che un personaggio ha davvero concepito è una goduria. E sono sicura che anche nel testo apparentemente più impersonale siano nascoste scintille dell’anima di chi l’ha scritto, leggendo con cura tra le righe. Poi ho fatto, come sempre, una ricognizione nel mondo della narrativa, per vedere quello che c’è. Infine, la parte più bella: la visita dei luoghi.
Quanto tempo ti ha impegnato questo libro fino all’effettiva pubblicazione?
Mi sono superata in rapidità. Contavo di impiegarci quattro anni, ce ne sono voluti due. Ma di mezzo c’è stata la malattia di Trilli, la mia amata gatta dal naso rosa, che
ci ha lasciati dopo essersi presa un gran pezzo del mio cuore e due mesi del mio sonno: avrei preferito avere meno tempo per le riletture… Anche partecipare a Scripta Manent, piccolo salone del romanzo storico a Ferrara, è stato incoraggiante e mi ha spinta a darmi una scadenza. Confrontarmi dal vivo con gli amici di Thriller Storici e Dintorni ha fatto la differenza. Mi sono detta: “ci voglio essere ancora”.
L’Italia non è nuova come ambientazione delle tue storie, posso chiederti cosa ti ha portato ora a scegliere Palermo?
È difficile non restare sedotti dalla Sicilia, dalla sua bellezza abbacinante, mutevole, estrema. Palermo è una città meravigliosa, un’orgia di bellezza e di storia. Mi verrebbe da dire che, se il Creatore fosse un stato un cuoco che butta gli ingredienti dalla sua nuvoletta, in quella zona ha… largheggiato con i condimenti.
Sono dell’idea che in ogni libro scritto ci sia un pezzo del suo creatore. C’è un personaggio in “Costanza Sicanie Regina” in cui ti rispecchi?
Provo sempre molta empatia per i “figli dei grandi”, che si trovano schiacciati dal paragone con i genitori. Sarà che mio padre insegnava nelle scuole medie del piccolo paese dove sono cresciuta e questo mi ha privata di un’adolescenza normale, facendomi conoscere il peggior bullismo. E vedo un filo sottile e tenace tra Cesarione, Enrico VI… persino Sean Lennon. Almeno Enrico non è stato battezzato con una storpiatura del nome paterno, come negli altri due casi che cito. Ma il suo nome non è comunque neutro, anzi…
I personaggi da te creati nei vari romanzi appartengono tutti a epoche differenti, chi nel passato, chi nel presente, chi nel futuro. Provo a farti divertire chiedendoti cosa succederebbe se per qualche congiunzione astrale potessero tutti incontrarsi, dove e quando.
Mi chiedo spesso, se potessero parlarmi, cosa mi direbbero. Mi rimprovererebbero? Si mostrerebbero offesi? Sento molto questa responsabilità, quando scrivo di personaggi realmente esistiti. Mi interrogo spesso a riguardo. In un ipotetico incontro, per mettermi al sicuro proverei a offrire cioccolata. La metà di loro vivrebbe uno dei traumi culturali più belli della storia. Sono certa che questo li renderebbe più clementi…
Hai scritto opere di vario genere, in quale ti trovi meglio a scrivere?
Faccio prima a dire cosa mi crea disagio. Non scriverei mai un libro-testimonianza su esperienze da me vissute. Mi è stato anche chiesto ma no, non intendo riviverle. E non voglio nemmeno essere inchiodata e definita da quelle, fenomeno rischioso e da non sottovalutare nell’epoca dei social.
Definiresti “Costanza Sicanie Regina” un romanzo femminista?
Sicuramente è un romanzo femminile. Non era programmato così, ma lo è diventato. Raramente so che piega prenderà quel che inizio a scrivere. I personaggi si impossessano delle mie mani e di una parte della mia vita. In Costanza Sicanie Regina, a un certo punto tutti i personaggi hanno preso il controllo della trama.
Portandomi ovunque, fin dove non pensavo di arrivare. La meta del mio viaggio è stata capire quante cose possa essere una donna se non teme di vivere davvero, al di là di ogni gabbia o schema. Alla fine, chi ne esce arricchita, chi “prende” più che “dare”, sono sempre io.
C’è qualche aneddoto che puoi raccontarci legato alla scrittura di questo libro?
A partire dal professionista che l’ha letto in anteprima e shippava spudoratamente Amhed e Costanza, andando contro il vero storico e l’integrità fisica dei protagonisti? 😛 Aneddoti ce ne sono tanti. Io mi diverto un sacco creando. Soffro e gioisco sotto la pelle, sono un po’ qui e un po’ là. In questo romanzo mi sono imposta di superare un mio limite e ho cercato di scrivere due scene d’amore… abbastanza d’amore… tali che almeno si capisse che stamo a fa’, insomma! Perché io sono sempre stata delicata al limite del criptico. Ecco, superare la sfida mi ha causato ridarelle e ghigni in metropolitana – il mio ufficio viaggiante, visto il tempo che passo in viaggio ogni giorno – ma il massimo è stato quando ho trovato un bed and breakfast proprio sotto il luogo della prima scena: lo vedevo dalla finestra.
Il messaggio chiave di un romanzo penso che sia interessante andarlo a cercare di pagina in pagina, tra le parole che l’autore ha intessuto una dopo l’altra. Hai invece un messaggio da lasciare ai lettori, prima di entrare in questa nuova avventura?
Chi mi segue da un po’ si sarà accorto che raramente uso le parole in maniera casuale. Quello che ho imparato da questa nuova avventura è che, a volte, bisogna lasciarsi stupire. Nel 2018, per tornare alla prima domanda, tutti prevedevano che avrei trovato ispirazione narrativa a Canne della Battaglia, a pochi chilometri da Castel del Monte. Invece ci sono arrivata con la testa già piena di storie. Non me l’aspettavo. E ho scoperto che accettare di farsi stupire è bellissimo e riempie di doni.
Grazie ancora Sonia per avermi fatto compagnia. Quando vuoi torna pure a trovarmi, la tana è sempre aperta per una buona tazza di tè!
Grazie infinite a te e a tutti quelli che si sono prodigati per questo blogtour!
Vi parlo ancora di “Guarda oltre ciò che vedi”, una delle opere più belle lette questo mese, e lo faccio in un modo totalmente inaspettato e originale, che risveglia ulteriormente la mia passione per l’esoterismo associandolo a un’altra passione che mi accompagna fin dall’infanzia, quella legata all’animazione e alle opere giapponesi.
In apparenza non sembrerebbe, ma i tarocchi tornano più volte nella cultura artistica nipponica, soprattutto attraverso serie, manga e autori che sono diventati col tempo emblematici.
Uno dei miei anime preferiti in assoluto è “I cieli di Escaflowne” di Shoji Kawamori, una serie ambientata a cavallo tra la Terra e la Luna durante una guerra ancestrale tra Paesi in continua lotta tra loro. La protagonista, Hitomi, pratica per diletto la lettura dei tarocchi facendo anche affidamento su uno speciale pendolo, prendendo man mano coscienza del fatto che le sue interpretazioni hanno un effetto reale sugli eventi futuri che coinvolgeranno lei, Van e tutti gli altri personaggi. Particolarmente affascinante è l’introduzione di ogni episodio, caratterizzata da una specifica carta degli Arcani avente una reale connessione con ciò che in quell’episodio specifico accadrà.
Altro interessante anime in cui i tarocchi stanno alla base è “La storia della Arcana Famiglia”, in cui ogni personaggio è legato a uno specifico Arcano tramite un patto che concede loro straordinari poteri. I numeri corrispondenti alle carte sono tatuati permanentemente sulla loro pelle e le abilità acquisite vengono impiegate nella competizione che tira le fila della trama della serie. Ho apprezzato moltissimo il collegamento con l’Italia, in quanto il mazzo che più volte viene mostrato è dei tarocchi piemontesi.
Ma torniamo su opere famose citando “Le bizzarre avventure di Jojo” del grande Maestro Hirohiko Araki, una delle storie più lunghe e apprezzate che il mangaka ha portato avanti nella sua lunga carriera, iniziando alla fine degli anni ’80 e proseguendo fino ad oggi, continuando a conquistare sempre più consensi tra chi con Jojo ci è cresciuto ma anche con chi al mondo dei manga si appresta solo ora. Nella terza stagione del manga, Stardust Crusaders, Araki creò un nuovo infallibile potere che prende il nome di Stand e ha origine dallo shintoismo. La rappresentazione fisica dei poteri, così come i loro nomi, sono associati agli arcani maggiori dei tarocchi e dimostrano di essere efficaci sia su lunga distanza che corpo a corpo, una grande novità per il mondo di questa straordinaria serie.
Un concetto molto simile viene adottato dal famosissimo gruppo di mangaka CLAMP, che tra le numerose e apprezzate opere ne realizzò una in particolare in cui i tarocchi sono la personificazione dei personaggi. Sto parlando di “X”, che per quanto sfortunatamente interrotta continua a piacere per le forti tematiche affrontate e per essere un’opera godibile sia da un pubblico maschile che da un pubblico femminile, cosa non tanto scontata per il Giappone dal momento che ogni genere (manga o anime che sia) è ben definito, sia per il target di età che per il tipo di pubblico (ragazzi o ragazze). Prendendo come base gli Arcani Maggiori, le CLAMP strutturarono la storia suddividendola in 22 volumi, ognuno caratterizzato dall’illustrazione specifica del personaggio rappresentato come il tarocco in cui è identificato. Arrivati al diciottesimo volume, ancora non perdo la speranza di poter vedere la fine di questo manga emozionante, che unisce l’azione delle battaglie al misticismo e alla religione.
Uno degli anime più in voga negli ultimi anni è “Love live!”, un’opera a sfondo scolastico che vede un gruppo di giovani ragazze fondare un gruppo di idol per salvare il destino del loro istituto che rischia di chiudere. Una delle protagoniste nonché vicepresidente del gruppo, Nozomi Toujou, è dedita alla lettura delle carte e così facendo guida con saggezza le mosse che lei e le sue compagne devono fare se vogliono arrivare al successo. Non a caso il gruppo si chiama “μ’s”, musa dal greco, ricalcando il mito delle nove dee greche dell’ispirazione e dedite all’arte: attraverso la lettura dei tarocchi, Nozomi sa che fino a quando il gruppo non sarà composto da nove membri sarà perennemente in difficoltà, come una sorta di profezia.
Doveroso è almeno un riferimento a uno dei miei manhwa coreani preferiti di sempre: “The Tarot Cafe” Sang Sun Park, una storia in 7 tankobon pubblicata qui in Italia da Shockdom che narra le vicende di Pamela, cartomante e proprietaria di una caffetteria, che ospita dopo la mezzanotte degli avventori tutt’altro che umani. Ne ho amato la storia così come i disegni, è un’opera in cui l’occulto si amalgama perfettamente al fantasy creando una trama intrigante e mai banale fino alla fine.
Insomma, potrei andare avanti e citare anche i numerosi videogiochi che hanno i tarocchi come strumento base delle proprie trame. Tutto ciò è a dimostrazione di quanto in realtà questo mondo non sia poi così tanto di nicchia, ma sfruttato con rispetto nell’arte contemporanea per realizzare delle opere di qualità e che sappiano conquistare le persone di ogni parte del globo. Io per prima ne sono innamorata da una vita e d’ora in poi “Guarda oltre ciò che vedi” di Emanuela A. Imineo si aggiunge come tassello prezioso della mia cultura personale.
Per assicurare un futuro alla sua famiglia, Frederica Merriville non esita minimamente quando si tratta di contattare il marchese di Alverstoke e chiedere aiuto. Sulla carta è molto semplice: garantire una stabilità economica ai due fratelli minori e far sì che la sorella Charis possa debuttare positivamente nell’alta società di Londra.
Il marchese si risveglia dall’antro di noia in cui ha sempre vissuto: qualcosa lo intriga in Frederica, quindi dopo essere sembrato restio ad accettare la richiesta, prende sotto la sua protezione la famiglia Merriville e prepara ogni dettaglio per il loro grande debutto.
Finalmente ho avuto l’onore di poter leggere una delle opere più emblematiche del genere regency. Georgette Heyer è una maestra in questo campo e con “Frederica” supera ogni aspettativa, realizzando una storia chiara e dettagliata come fotografie d’epoca, inglobando il lettore in una vicenda avvincente, divertente ed emozionante.
Ogni personaggio ha la sua personalità e affezionarsi a loro è facile: Frederica e il marchese muovono le fila dell’opera con dialoghi dinamici che non annoiano, in un’ambientazione come quella della Londra nell’epoca della Reggenza che continua ad affascinare nonostante il passare dei secoli.
Il romanticismo tipico dei classici della letteratura inglese aleggia in ogni pagina facendo sospirare il lettore e conquistando anche quello più mal disposto in tal senso.
Georgette Heyer è perfetta come autrice per approcciarsi al genere regency, un’autrice talentuosa che merita ancora di essere letta perché le sue opere sono una garanzia di qualità e intrattenimento.