Recensione: “Rick Shelley e il Faro Senza Luce” di Alessandro Fusco

Dopo la prima avventura a Witherport, Rick Shelley vorrebbe solo avere un quotidiano tranquillo. Ma quando Simon arriva a casa sua con una vecchia mappa di quello che sembrerebbe a tutti gli effetti un tesoro perduto, non può fare a meno di seguirlo verso Harbor Island. Per il Club degli Impossibili non c’è mai davvero pace e un vecchio guardiano di un faro abbandonato è pronto a coinvolgerli in qualcosa di inspiegabile.

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Recensione: “Rick Shelley e il Club degli Impossibili” di Alessandro Fusco

Quando il padre annuncia il trasferimento nel New England, Richard Shelley porta con sé i sogni e le passioni che lo hanno sempre caratterizzato. La nuova vita, però, non rappresenta solo un nuovo capitolo da cui ricominciare con positività, ma anche una realtà in cui la madre non è con lui e dove è costretto ad affrontare i nuovi compagni di scuola, che lo isolano e lo etichettano, facendolo sentire strano e inadatto a ogni situazione. Ben presto, però, Rick farà la conoscenza di Simon, che lo porterà a frequentare un club speciale che ha come scopo quello di svelare i misteri nascosti tra le vie della città di Witherport. Qualcosa di incredibile stava aspettando ormai da tempo l’arrivo del ragazzo, attratto in qualche modo dai doni che il giovane Shelley scopre lentamente di possedere. Continue reading

Recensione: “Monochrome” di Alessandro Fusco

« A seconda dell’ora, fra quelle bianche pietre solcate di nero, fra massonici richiami e geroglifici scolpiti in un’epoca decadente ma colta, i segreti della vita le vengono rivelati nel sogno della morte, come se essa potesse divenire, senza ombra di dubbio, il passaggio per una realtà superiore e misteriosa, dove i sensi dell’umana condizione perdono ogni significato. »


Non sapere cosa aspettarsi da un incontro, rende l’incontro stesso una creatura vivente. Questo può sorprendere, infastidire, risanare o addirittura infliggere dolore. L’incontro è fatto di sguardi e parole, silenzi e attese. Il corpo si muove di conseguenza, accogliendo l’ignoto o lasciando che il vento lo porti via, verso altro.

Questa è la storia di come un incontro può donare amore e maledizione. Anime affini, destinate a ritrovarsi, ma che si scontrano contro il muro dell’incomprensione e della sventura.

Vladimir osserva Giorgia mentre guarda le foglie d’autunno. Chiede se le piacciono i loro colori, senza sapere che la ragazza vede da sempre il mondo in bianco e nero. 
Introverso e tenebroso. Alternativa e ribelle. 
Si studiano in un istante, pensando che non potranno mai avere nulla in comune. Ma vogliono incontrarsi di nuovo e ad ogni pensiero espresso percepiscono i cuori intrecciarsi, oltre l’età, oltre i fraintendimenti e le reali intenzioni.
Il loro legame supera il confine del visibile, sfociando in un sentimento di cui Giorgia può vedere i colori.

L’arte è il simbolo del confine tra realtà e illusione, tra vita e morte: una figura la cui storia è chiara nella mente dello spettatore, viene rigirata e ripresentata sotto una luce diversa. Si mostra senza pudore e osserva chi le sta di fronte. Senza giudizio alcuno. Come le statue di un cimitero, che assumono significati diversi e trasmettono sensazioni più o meno intense in base a chi le ammira. 

Scrivere un libro è un’arte, e “Monochrome” è l’esempio perfetto. Alessandro Fusco tesse una ragnatela di parole a metà tra la solidità del mondo e l’onirico, incantando e toccando corde che risvegliate danzano con la ragione e i sentimenti. Rivedersi in frasi scritte da qualcun altro è magico e inquietante al tempo stesso: esiste davvero un potere che unisce lo sconosciuto al conosciuto?
L’emozione invade fino ad accecare, al punto che non ci si rende conto di quella ragnatela sempre più stretta intorno al collo. Giunge la fine, ed è troppo tardi. Non ci si accorge delle ossa spezzate, ma della desolazione che subito dopo si palesa, crudele.
Negli occhi ancora aperti, lo sconvolgimento di quell’ultimo capitolo è tale da indurre un bisogno fisico del silenzio. Ci vogliono giorni senza altre parole, bloccati nel flash di un attimo come lo scatto fotografico, prima di tornare a respirare.
Prima di tornare a vivere in altri colori.