Recensione: “Antropozoologie. Studio verosimile di una realtà grottesca” di Biagio Iacovelli

Scrivere con successo a proposito degli aspetti della natura umana è un compito che ritengo molto più arduo di quanto possa sembrare in apparenza.
Non è semplice, perché spesso si possono dare per scontati certi elementi che scontati non lo sono affatto. Non è semplice, perché spesso si può correre il rischio di sembrare banali, ripetitivi e poco incisivi.
Ma in questo, Biagio Iacovelli è riuscito a conquistarmi. 
Il viaggio metafisico che il lettore intraprende attraverso i racconti che compongono “Antropozoologie. Studio verosimile di una realtà grottesca” è costellato di situazioni limite, spesso particolarmente fantasiose, ma che non mancano di lanciare dei messaggi nascosti che rimangono anche dopo aver finito la lettura.
Di fronte ad alcune descrizioni viene naturale distogliere lo sguardo con imbarazzo, o addirittura con orrore, talmente è forte l’impatto emotivo. Questo viene avvalorato dalle illustrazioni di Eleonora Iacovelli, che nella loro essenzialità trattengono una carica di sensazioni che esplode attraverso le parole.
Lo stile di Iacovelli è scorrevole e al tempo stesso ricercato, fa in modo che il lettore si soffermi su ogni parola per saggiarne il significato e, eventualmente, imparare qualcosa di nuovo.
I racconti più degni di nota sono sicuramente “La festa”, “La giostra” e “…e alla fine?”. I primi due citati sono testi pregni di un’atmosfera cupa, inquietante e a tratti dolorosa, ambientati in molteplici realtà a cavallo tra il moderno e il distopico che domandano al lettore: “Succederà davvero?”. Il terzo, come suggerisce il titolo, è l’ultimo della raccolta e che è stato utile a tirare il fiato a fronte della pesantezza di tutto ciò che avveniva precedentemente. Ci ho trovato speranza e desiderio di rinascere, come un augurio per il genere umano che possa ricordarsi sempre di essere proprio questo: umano. Con pregi, difetti, emozioni e razionalità. 
Credo che sia stato proprio questo l’intento che ha dato la prima spinta verso la creazione dell’opera. Per ricordare di dare spazio ai sentimenti positivi e a metabolizzare, senza ingigantire smuovendo le masse, quelli negativi.

Recensione: “Un amore da Oscar” di J.J. Prescott

Nonostante le difficoltà che ha dovuto affrontare in passato, Nora Burke può ritenere di avere, al momento, il controllo della sua vita. Si è buttata a capofitto nel suo lavoro a New York, dove è responsabile di un prestigioso hotel, anche se questo riduce drasticamente i suoi rapporti sociali. Non che la cosa le importi, data la famiglia divisa e l’incapacità di buttarsi a capofitto nelle proprie emozioni più profonde.
Ma qualcosa cambia quando riceve la prenotazione da parte di uno degli attori più in voga del momento: Evan McKinney. Una cosa tira l’altra e l’uomo riesce a convincerla a frequentarsi, nonostante le difficoltà, gli impegni e le persone che cercano di ostacolarli. Riuscirà Nora a sciogliere il proprio cuore e a dare una nuova possibilità all’amore?
Quella che si prospetta con il libro di J.J. Prescott è una commedia allegra, frizzante e leggera, che possa allietare e divertire il lettore fino a farlo emozionare.
Effettivamente la vicenda di Nora parte proprio in questo modo, mi è piaciuta subito la sua caratterizzazione e il fatto che non tema di dire ciò che pensa.
Nel complesso però, l’autrice non è riuscita a conquistarmi davvero: il rapporto che s’instaura tra Nora e Evan non ha saputo stuzzicarmi e coinvolgermi a sufficienza, risultando troppo stereotipato e senza quel guizzo di originalità che me l’avrebbe fatto apprezzare. I personaggi secondari sono molteplici e ben equilibrati capitolo dopo capitolo, anche se non hanno sufficiente spazio per farsi conoscere, così come lo stesso Evan, che rimane l’ombra dei pensieri di Nora (il libro infatti è narrato in prima persona dal suo punto di vista). 
Per quanto lo stile della Prescott sia scorrevole, i contenuti che ha messo nero su bianco hanno finito con l’annoiarmi e lasciarmi insoddisfatta, soprattutto per un finale forzato e davvero troppo sbrigativo che mi ha molto deluso.
A volte mi piace evadere con una commedia leggera e poco impegnativa, ma non è il caso di “Un amore da Oscar” che, nel complesso, non mi sento di consigliare. 

Review Party: Recensione di “Duplice omicidio a Lotrib” di Luca Betti

Quando la cittadina di Lotrib viene sconvolta da un duplice omicidio avvenuto presso l’Università locale, solo una persona può venire a capo dell’intricata vicenda: il giovane investigatore Darden. Devoto al suo lavoro e grande sostenitore dell’integrazione tra umani e altre creature, l’uomo divide le sue giornate tra le indagini di questo nuovo caso e la vita mondana, caratterizzata dall’amicizia con Kirik e Lasor assieme cui fonda la band dei Frenetica Mente.
Quello che potrebbe essere archiviato di primo impatto come un delitto passionale o un furto finito male, desta in Darden delle domande che scavano nel suo profondo e che lo spingono ad oltrepassare l’evidenza e a conoscere maggiormente il passato delle vittime e delle conoscenze che ruotavano loro attorno.
Il clima di tensione verso il ghetto presente a Lotrib influenzerà le indagini?
A cavallo tra giallo e fantasy, Luca Betti è riuscito a realizzare un’opera ben congegnata e davvero scorrevole. Ciò che maggiormente ho apprezzato è stata l’unione dei generi che ha fatto scaturire all’interno della storia una comunità mista, in cui vivono umani e creature fantastiche e che può rappresentare uno specchio con la società reale. Questo perché ormai l’integrazione con i cosiddetti “stranieri” è ormai lampante ovunque, anche se purtroppo non mancano i casi di razzismo, che ancora spesso macchiano le pagine di cronaca e sono oggetto di denunce aperte sui social. 
In tutto questo, Darden è un personaggio assolutamente positivo, che non vede di buon occhio il conflitto tra coloro che si considerano “normali” e le creature quasi costrette in un luogo circoscritto. Vorrebbe collaborazione e pace e trova naturale stringere amicizie, come quella tra lui, Kirik e il nano Lasor, che è uno dei miei personaggi secondari preferiti. 
Pertanto, l’ambientazione è il punto di forza dell’intero libro, ma le indagini del protagonista sono riuscite a intrattenermi e incuriosirmi, perché scoprire il colpevole dei delitti non è affatto semplice, nemmeno per il lettore esterno. Attimi di tensione e di spensieratezza si amalgamano alla perfezione, fino a ricostruire le giornate tipo di un soggetto comune calato all’interno del contesto in cui vive. L’autore è stato capace di equilibrare molto bene ogni aspetto della sua narrazione, offrendo al proprio pubblico una storia davvero godibile, seppur breve nella sua interezza.
Mi sono sorprendentemente affezionata a questo piccolo mondo, tanto da desiderare e sperare di poterci tornare in una prossima opera. Chissà se i progetti di Luca Betti lo ricondurranno a Lotrib prima o poi, per me sarebbe un’immensa gioia che non mancherei di supportare!

Recensione: “SteamBros Investigations – L’anatema dei Goven” di Alastor Maverick e L.A. Mely

Dopo la scoperta scioccante su loro sorella Emma, Melinda e Nicholas Hoyt partono alla volta di Glasgow in cerca, finalmente di risposte. Ma la sete d’investigazione li porta a vendere i propri servigi alla famiglia Gover, che cerca in tutti i modi di fare luce sui misteri della loro villa maledetta in cui pare che vengano uccisi tutti i componenti uomini. Per arrivare in fondo alla questione, dovranno districarsi tra spettacoli di magia, misteriose e invisibili presenze e altri fatti inspiegabili che metteranno a serio repentaglio la lucidità, già in parte compromessa dalla flebile speranza di trovare qualche indizio che possa ricondurre a Emma.
Gli Steambros sono tornati e questa volta al di fuori della loro confort zone rappresentata dalla città di Londra. A Glasgow dovranno fare i conti non solo con ciò che non è razionalmente spiegabile ma anche con le proprie paure che si scontrano con la speranza di poter avere qualche informazione in più sulla loro sorella scomparsa.
“L’anatema dei Goven” è un’avventura di qualità superiore rispetto a quella precedente, e lo dimostra sia la narrazione più incalzante che la tensione che si respira tra le mura di villa Goven, che preoccupa il lettore su come inciderà sulle sorti di Nick e Mel. I protagonisti sono ancor più caratterizzati e ben definiti e nonostante entrambi abbiano sia pregi che difetti non posso non apprezzarli allo stesso modo. La trama orizzontale è qui più rimarcata rispetto al singolo caso d’investigazione, che non manca di prendere in contropiede il lettore e l’intero epilogo lascia sorprendentemente con il fiato sospeso.
Ho adorato i riferimenti a personaggi realmente esistiti e alla cultura pop moderna, che anche se fuori tempo rispetto a quell’epoca sono stati inseriti in modo appropriato e senza esagerazioni.
Insomma, ci sono tutti i presupporti per un libro finale mozzafiato! Non vedo l’ora di poterlo iniziare per scoprire come proseguirà la storia degli SteamBrothers!

Blog Tour: “In verità” di Dario Buzzolan – Biografia dell’autore

Oggi inizia il Blog Tour dedicato al nuovo libro di Dario Buzzolan edito per Mondadori: “In verità”. Di seguito vi lascio le informazioni principali sull’autore e sul libro appena pubblicato. Ricordatevi di seguire tutte le tappe per conoscere maggiormente questo romanzo!
Dario Buzzolan è nato a Torino nel 1966 e attualmente vive a Roma. È uno scrittore, drammaturgo e autore televisivo: ha pubblicato nove romanzi, tra cui “Dall’altra parte degli occhi” (premio Calvino 1999), “Non dimenticarti di respirare “(2000), “I nostri occhi sporchi di terra” (finalista al premio Strega 2009), “Se trovo il coraggio” (2013), “Malapianta” (2016) e “La vita degna” (2018).
Titolo: In Verità
Editore: Mondadori
Collana: Narrative
Formato: Brossura
Pubblicato: 10/03/2020
Pagine: 462
Cernedo. Nordest profondo. I Trovato, titolari di un’azienda specializzata in alta orologeria, devono fare i conti con un buco finanziario che rischia di proiettare l’impresa in una crisi ingovernabile, dove si mescolano tensioni famigliari irrisolte, nevrosi, segreti. Il capofamiglia Ruggero, dopo avere cercato soluzioni, scompare misteriosamente; il primogenito Pietro crede di poter aver voce in capitolo; il più giovane, Nicola, si nutre di ossessioni scientifiche (essere tra i primi a mettere piede su Marte); la madre Lucia ha un corrispondente immateriale con il quale sa sottrarsi ai vuoti della sua esistenza. La Liebenkraft Company, multinazionale del lusso, vuole acquisire La Stella: sennonché il meccanismo avviato da due dirigenti, Tom e Amelia, avvoltoi professionisti ma anche amanti segreti, si inceppa. Cosa c’è in fondo a tanto caos? Quante menzogne da far saltare? Quanto fumo dietro a cui difendersi? Dario Buzzolan scrive un romanzo corale, che, progressivamente, ci mette davanti all’urgenza della verità: scrive di noi, di come non vogliamo essere ma potremmo diventare, e forse di come già siamo.