#OTTER VALENTINE – Day 7 – “In cinque lettere: amore” di AAVV

« Si è reso conto della bramosia collettiva di senso interiore e, con lungimiranza, ci ha adescati con una falsa promessa di parole. Perché tutto si può, con le parole. Con le parole possiamo esaudire persino i desideri più ardenti. »

Ed eccoci arrivati alla fine del percorso, non potevo non citare un libro.

“In cinque lettere: amore” è un’antologia di lettere d’amore composte da quaranta tra gli scrittori più influenti degli ultimi anni (tra cui Neil Gaiman, Ursula K. Le Guin, Tessa Brown), invitati a raccontare il potere dell’amore per loro.
La lettera è un mezzo di comunicazione che ormai non viene più utilizzato, ma che ha il suo fascino e richiama un tempo lontano. Quante lettere d’amore saranno andate perse nel corso dei secoli, quanti amori non saranno sbocciati, quante strade invece sono riuscite ad unire, quanti rapporti ha reso duraturi.
Magari obsoleta, ma in grado di conservare i ricordi legati alle parole. Non solo, il profumo, una lacrima sfuggita, lo stile di scrittura stesso si trasferiscono sulla carta e donano a chi riceve una parte del mittente, lontano o vicino che sia.
In questa antologia ci sono testi malinconici, appassionati, divertenti, talvolta dai toni indignati. L’amore ha diverse sfaccettature, visibili chiaramente nel libro anche se non in tutti casi in maniera del tutto soddisfacente.
Nasce, però, la spontanea volontà di comunicare qualcosa a qualcuno. A quel qualcuno con cui passeremo la giornata di S. Valentino e tutte quelle a venire, oppure a quel qualcuno lontano, ma che ha un posto comunque speciale nel cuore.
Il messaggio finale è certamente chiaro: essere innamorati è bello, in ogni caso. Anche se le relazioni finiscono, l’amore è appagante. Che ci sia una festa oppure no, che gli amanti decidano di festeggiarsi, che le arti di ogni tipo lo celebrino o meno, ciò che importa è non dimenticarsi mai del suo valore.

Segnalazione: “Aki il Bakeneko” di Stefania Siano

Oggi, con grande piacere ed emozione, vi porto con me in una storia dalle tinte fantasy ed orientaleggianti, segnalandovi l’uscita di “Aki il Bakeneko”, nuova opera di Stefania Siano, l’autrice del dolcissimo “Dov’è Alice?” edito da Lettere Animate.
Con quest’opera, Stefania si cimenta nel self-publishing e ci presenta il primo di una serie di racconti ambientati in una Tokyo fantastica. Le illustrazioni sono sempre di Paola Siano di cui adoro il tratto pulito e semplice.
La trama è la seguente:
Aki è un bakeneko, un demone-gatto e si nutre di esseri umani, assumendone le sembianze. Un giorno si ritrova nel corpo di un ragazzino di nome Hiroshi. Trascinato suo malgrado nel mondo degli umani, Aki incontra un’amica di Hiroshi, la dolce e testarda Yoko, e per la prima volta assapora il calore di una famiglia e il valore dell’amicizia. Ma quanto può durare? In una Tokyo misteriosa, popolata di creature fantastiche e antichi misteri, Aki il Bakeneko si ritroverà a combattere per salvare una leggendaria pergamena, l’unico oggetto che può condurlo alla verità sull’oscura scomparsa di suo padre.
Personalmente non vedo l’ora di poter leggere e recensire per voi questo libro, la trama è affascinante e so che la scrittrice non mancherà di sorprendermi.

Potete acquistare il libro a questo link.

Recensione: “Canterà il gallo” di Rosanna Spinazzola

« Se non cambio solo perché ho paura di perdere tutto, sarei come un pulcino che non vuole distruggere il suo uovo perché lo ha abbellito con dei quadri, un bel paio di tende di mussola e una stufetta nuova. Se vuoi rinascere devi distruggere un mondo. Non c’è nessun altro sistema. »


Leggere dell’ipotetico futuro del mondo è sempre un po’ dura da digerire. La sensazione di inquietudine e disagio è sempre una costante; uno schiaffo emotivo e morale che tutti dovrebbero provare per comprendere che ogni azione ha una sua conseguenza, moltiplicata nel tempo, all’infinito. Pensare che il disastro avverrà quando non saremo più fisicamente presenti su questa terra è solo il primo di tanti ragionamenti egoistici.
Questa è la storia di chi le conseguenze di tali azioni le deve vivere sulla propria pelle: nascono nelle menti delle tormentose domande, quelle che portano gli esseri umani a cambiare e muoversi iniziando un proprio cammino; come la donna dal volto e il nome sconosciuti, perfino al lettore che dall’alto la osserva.
Il suo viaggio è una corsa contro la crudeltà di chi è più forte, una lotta per rivendicare la propria libertà e non essere ingiustamente catturata. 
La sua forza è la consapevolezza di non essere sola: il figlio che porta in grembo la sprona ad attraversare il bosco per cercare il fratello, ormai da tempo allontanatosi da casa. 
Ad attenderla nel cuore della natura, l’ignoto e lo spettro invisibile dei ricordi.

Diversi sono gli scrittori conosciuti proprio per questo genere di narrativa, la distopia. Chi più chi meno ha contribuito dando la personale interpretazione sull’umanità del proprio presente, proiettata nel futuro.

Attraverso il suo primo libro, “Canterà il gallo”, Rosanna Spinazzola centra perfettamente l’obiettivo con una storia originale e godibile, nonostante la drammaticità che non abbandona mai le pagine. Viene presentato un mondo arido e impoverito, che per quanto inventato risulta verosimile e plausibile, utilizzando un linguaggio vasto e una ricca terminologia che sempre più raramente, purtroppo, caratterizzano un libro.
L’immedesimazione nella sua creatura è inevitabile, tanto da chiedersi se sarebbe davvero possibile riuscire a sopravvivere fin dove la donna giunge: sopportare le ferite, il freddo e la stanchezza, tornare in salute senza medicine, procacciarsi il cibo come gli animali selvatici.
Quello che è certo è la volontà di proseguire il viaggio e sostenerla, fino ad affrontare l’inaspettata conclusione.
Acquistatelo, leggetelo e fatelo leggere. Preparatevi ad attendere anche voi il canto del gallo.
Trailer di presentazione:

Recensione: “Eternal War: Gli eserciti dei Santi” di Livio Gambarini

« Fu come essere trascinati giù da un precipizio: ruzzolò fuori, sul selciato delle lande dello Spirito. Alzò gli occhi su Guido e raggelò. La seconda anima, quella più determinata, aveva il torso girato verso di lui. Minuscoli occhi si erano aperti su tutta la sua forma, come nodi sul tronco di un albero. Lo fissavano. »



Quando si ha a che fare con un libro storico, lo scrittore ha il dovere di “informarsi per informare” nella lettura chi acquista la sua opera. Livio Gambarini, giovane scrittore emergente, ha tutte le carte in regola per farsi strada nel mondo dell’editoria e il suo libro historic fantasy, “Eternal War: Gli eserciti dei Santi”, ne è la palese prova. Un romanzo autoconclusivo, ma che apre la strada ad una trilogia interessante e promettente.

Con una scrittura d’impatto e coinvolgente, Livio ci conduce indietro nel tempo, durante le guerre tra Guelfi e Ghibellini nella Toscana del Tredicesimo secolo. Le fazioni sono schierate ed impegnate nelle loro sfide terrene: a scuola abbiamo appreso come sia andata. 
Ma quella narrata non è altro che una guerra di copertura: la vera battaglia non è nella Materia, bensì nello Spirito, dove gli Ancestrarchi si affrontano e decidono le sorti dei casati agendo sulle anime dei Patres Familiae viventi.
Kabal, sfrontato guerriero d’altri tempi, è la guida della famiglia Cavalcanti. Quando Cavalcante muore, dovrà fare i conti con il discendente Guido, un giovane con propensione verso la poesia, avente in sé due anime contrastanti fra loro che non si piegheranno docilmente alla volontà dello spirito. Oltre al complesso compito, Kabal dovrà fare i conti con Chiaranima, guida degli Uberti, per tentare il più possibile di mantenere in piedi la sottile pace instaurata.
“Eternal War” è senza dubbio un libro innovativo e complesso. La dualità di cui si compone non appesantisce la scorrevolezza della storia: anzi, ne è il punto forte. Se il mondo terreno ha un tono più lineare anche perché vincolato dalla veridicità storica, il mondo spiritico mostra maggiormente il talento e la fantasia dello scrittore; la descrizione degli ambienti e la caratterizzazione dei personaggi rendono il tutto verosimile. Ho apprezzato molto il ruolo di Kabal e non ho potuto fare a meno di sorridere con l’entrata in scena di un giovane ed impacciato Dante Alighieri.
Guerra e magia si compensano a vicenda e l’immaginario si accosta alla realtà in maniera sorprendentemente intrigante ed originale. Ogni lettore appassionato del genere dovrebbe dare una possibilità a questa storia.
Il prossimo passo sarà recuperare il resto della bibliografia di questo scrittore, per apprendere e confrontarmi con la storia in un modo diverso dal consueto.

Recensione: “Tenebre e ghiaccio” di Leigh Bardugo

« Il problema del volere qualcosa è che diventiamo deboli. »


Il regno di Ravka è spaccato a metà da oltre un secolo di guerre; la Distesa delle Tenebre, impenetrabile nube popolata da mostri, rappresenta un ostacolo invalicabile, impossibile da superare se non grazie ai soldati e ai Grisha, prestigiosi maghi al servizio del Re.

 

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