Review Party: Recensione di “Un matrimonio a dicembre” di Sarah Morgan

Una chiamata imprevista sconvolge la tranquilla serata di Maggie, che alza la cornetta pronta al peggio. Di lì a poco, viene inondata dalla felicità alla notizia che la figlia minore, Rosie si sposerà e che il gran giorno avverrà entro il mese successivo, esattamente alla vigilia di Natale.

Così, lei e Nick si dirigono ad Aspen, custodendo per loro un terribile segreto: il divorzio non ancora annunciato alle figlie.

La notizia però non riempie di gioia la sorella Kate, che approfitterà dei giorni prima del matrimonio per fare in modo che Rosie non commetta un grosso errore. Ma quando il testimone, Jordan, scoprirà il suo piano farà di tutto per ostacolarla, dimostrandole quanto la donna si sbagli in fatto di amore.

Dopo un romanzo deludente, Sarah Morgan torna a popolare il mio mondo di letture, facendomi ricredere sulle considerazioni fatte precedentemente e tornando sulla cresta dell’onda, regalandomi momenti di piacevolissima lettura in grado di scaldarmi il cuore.

Amo i romanzi natalizi e a quest’autrice riescono particolarmente bene, delle commedie che mescolano il puro divertimento con difficoltà umane che attraversano le vite dei personaggi fino alla loro soluzione. La Morgan illustra il tutto attraverso uno stile di scrittura semplice e altamente emotivo, in grado di far empatizzare con la storia in un lampo.

Le protagoniste assolute sono le donne, con una forza interiore straordinaria ma al contempo delle vulnerabilità che non permette loro di essere serene: solo stando unite e comunicando possono sperare di stare finalmente meglio.

L’ambientazione scelta dall’autrice per questo libro è assolutamente perfetta: Aspen è uno dei posti migliori legati al Natale, un paesaggio tanto suggestivo da scaldare dentro anche in mezzo alla peggiore tempesta di neve.

In un momento in cui viaggiare è impossibile, “Un matrimonio a dicembre” è stata una vacanza anticipata inaspettata, che mi ha deliziato con l’atmosfera natalizia e una storia fatta di forti sentimenti. Entriamo ufficialmente nel periodo dei regali e quello di Sarah Morgan è perfetto per chi ama il romanticismo e la forza di una famiglia unita.

Review Party: Recensione di “La moglie silenziosa” di Karin Slaughter

Un caso di omicidi seriali che ha sconvolto la Contea di Grant viene chiuso con l’incarcerazione di Daryl Nesbitt, momento da cui tutti possono tirare un sospiro di sollievo. Ma dopo dieci anni l’incubo torna a farsi sentire, con l’uccisione di un’altra vittima nelle stesse modalità del caso presumibilmente risolto. Daryl ha sempre dichiarato la sua innocenza e, ora che la questione è di nuovo aperta, ha inizio per l’agente Will Trent un tuffo nel passato, attraverso delle indagini che man mano sembra siano state compromesse per insabbiare qualcosa di scandaloso. Continue reading

Review Party: Recensione di “Acqua di sole” di Bianca Rita Cataldi

All’alba del 1956, Adriano Fiorenza va a fare visita alla famiglia Gentile, da sempre esperti fiorai che forniscono la materia che fa della famiglia Fiorenza il più importante punto di riferimento di essenze e profumi. Ad accompagnarlo nel viaggio è la piccola Teresa, che giunta a destinazione fa subito conoscenza con Michele, suo coetaneo. La loro amicizia diverrà una fondamentale svolta per il piccolo Gentile, a cui verrà data la possibilità di frequentare gli stessi studi della bambina e sviluppare la spiccata intelligenza che lo contraddistingue. Ma la vita, in mezzo a chi appartiene a un ceto più alto, può essere costituita anche dalle ombre di chi cerca di ostacolarlo. Solo in Teresa e nella cugina Vittoria riuscirà a trovare lo scorcio di sole che non lo farà demordere. Continue reading

Review Party: Recensione di “Il paese delle porte di mattone” di Giulia Morgani

A bordo del treno che lo porterà a Centunoscale Scalo e verso la sua nuova vita, Giacomo capisce che qualcosa non va. Lo vede negli occhi di una donna e nel tono di voce con cui gli parla, un odio atavico impossibile da estirpare. Nel piccolo paesino non sarà ben visto, nonostante vi si diriga con le migliori intenzioni, pieno di speranze e desideri.
Ma qualcosa di oscuro e inquietante sta per sconvolgerlo, impedendogli di fidarsi di chiunque. Quando scoprirà che a Centunoscale vive un solo bambino, le cose si complicheranno oltre i limiti.
Con uno stile diretto e molto scorrevole, Giulia Morgani ha scritto una storia dagli imprevedibili risvolti, che ha sorpreso e catturato la mia attenzione fin dalle prime pagine. L’atmosfera che si respira è subito carica di tensione e non si riesce mai a vivere le giornate del protagonista con tranquillità, perché c’è sempre il timore che qualcosa debba avvenire. Giacomo, dall’indole positiva e disponibile, si trova subito a dover sbattere contro una popolazione chiusa in sé stessa, attaccata alla propria condizione e incapace di guardare al futuro. Un’incapacità dettata principalmente dal non volere andare avanti e nel vedere nel nuovo solo una minaccia. I misteri sono molti e infittiscono sempre più il quotidiano dell’uomo, che non può fare a meno di andare a fondo alla faccenda, per capire cosa succede davvero nel paese.
Il libro della Morgani, per quanto sia uno storico e ricco di particolari, ha una narrazione fluida, si legge con piacere ed è talmente tanto intrigante da far durare la lettura troppo poco. L’autrice ha l’incredibile abilità di far immergere nella suspence e di coinvolgere a tal punto che il tempo smette di scorrere.

Review Party: Recensione di “L’assassino che è in me” di Jim Thompson

« È questo che ero, e non potevo cambiare. Anche se non ci fossero stati rischi, dubitavo di poter cambiare. Avevo finto così a lungo che ormai non dovevo più farlo. »

Lou Ford è il classico vicesceriffo di una classica cittadina fin troppo tranquilla: la Central City degli anni 50. Gentile e cordiale, l’unico difetto che potrebbe avere è essere logorroico, ma la gente sopporta perché nel suo lavoro è proprio efficiente. “Davvero una brava persona”, questo è ciò che tutti dicono.
Eppure dietro una facciata di pura umanità, qualcosa si annida nel buio della mente. Bussa lentamente, prima con calma e poi sempre con più insistenza, fino a emergere ed esplodere in un modo totalmente inaspettato. Un godimento dato dal disagio degli altri e dal fingere di essere qualcuno che in realtà non è.
Come può evolversi la situazione quando sulla scena di delitti efferati si trova sempre la presenza dello stesso, rassicurante sceriffo?
La mente di Lou è un viaggio ossessivo che lascia la pelle d’oca, letteralmente. La spirale di negatività in cui si cade è qualcosa di davvero inquietante da seguire, perché parte con un tono ridicolmente ironico e leggero fino a cadere in ragionamenti contorti e diabolici, che fanno comprendere al lettore chi sia davvero il protagonista della storia. Jim Thompson si diverte in un modo che rasenta il sadismo a scavare nella psicosi umana fino al fulcro malato che diviene simbolo di una parte insita in tutti noi. Siamo gli unici a conoscerci davvero nell’intimo, quando ci troviamo da soli a fare i conti con noi stessi.
“L’assassino che è in me” non è solo un’opera che merita di essere scoperta, ma è sicuramente degna di nota all’interno del panorama letterario noir.