Review Party: Recensione di “Stirpe di Eroi” di Massimiliano Colombo

« E più gli uomini sono grandi e più è grande ciò che riescono a costruire. »

Quinto Fabio Massimo Rulliano è un uomo soddisfatto dalla propria vita, ma ormai stanco e desideroso di chiudersi a vita privata e godere appieno degli ultimi anni che gli rimangono. Non può sapere che i nemici di Roma si sono uniti per far fronte alla minaccia della città; sono infatti già pronti a tendere un attacco sanguinario volto a distruggere l’Impero, il popolo più forte e temuto dell’epoca.

L’ex console è costretto a far fronte al dovere e tornare a ricoprire il proprio ruolo, ormai cucito addosso da anni, al fianco di Publio Decio Mure, anche lui personaggio di spicco noto per le sue abilità in battaglia. Preparata la strategia, i soldati vengono mandati a sciogliere l’alleanza nemica con la forza bruta. Ancora non sanno che stanno andando incontro ad un evento che passerà letteralmente alla storia.

Questa è una materia difficile per me da trattare, perché per quanto mi piaccia e appassioni è sempre stata al contempo un tallone d’Achille che mi ha perseguitato per tanti anni. Riuscire ad entrare nel quotidiano dei personaggi mi è costata un’innegabile fatica, che Massimiliano Colombo è riuscito a farmi superare grazie ad uno stile di scrittura trainante e non prolisso. Non mancano certo parti descrittive che rallentano la narrazione, ma sono necessarie per la buona riuscita della storia. Questo è un elemento che fa capire quanto sia complesso scrivere un romanzo del genere, quanto studio ci voglia e quanto impegno bisogna impiegare per non trasformare un’opera d’intrattenimento in un testo scolastico volto a sciorinare punto per punto gli eventi storici focali trattati.

I personaggi costruiti dall’autore mostrano a chi legge non tanto la propria grandezza quanto le loro debolezze. Le decisioni che sono costretti a prendere fin da subito non sono da nulla e vivere passo per passo un evento storico anziché osservarlo dall’esterno, annesso l’epilogo, è un buon modo per interiorizzare situazioni lontane da noi ma umane, terrene, reali.

Gli eroi finiscono sempre per divenire miti, persone immutabili, ligie, con la soluzione a portata di mano. Ma spesso ci si dimentica dell’altra faccia della medaglia, quella che rivela le paure e i desideri più profondi ed inespressi. Ciò ricorda che un eroe è prima di tutto un essere umano.

Tensione, determinazione, rabbia e sconforto caratterizzano “Stirpe di Eroi” fin dal primo capitolo. Nonostante la fine segnata, si vuole comunque rimanere al fianco dei personaggi, per accompagnarli verso il proprio destino che può elevarli definitivamente o rovinarli drammaticamente.

Sono stata in grado di tendere una mano verso la Storia, e ne ho ricavato una lettura interessante e piacevole. Attendo la prossima occasione.

Review Party: Recensione di “Flawed: Il momento della scelta” di Cecelia Ahern

« Forse dire a se stessi cosa si desidera lo rende vero, offre un traguardo verso cui puntare, aiuta a far sì che si realizzi. Incanala i pensieri positivi: pensa, desidera, e fa’ che accada. »

Dopo un’angosciante attesa, arriva anche in Italia il seguito di “Flawed: Gli imperfetti” di Cecelia Ahern, un distopico sorprendente di cui questo secondo libro ne è la conclusione.

Avevamo lasciato Celestine in fuga, verso un modo per cambiare le cose, per salvare sé stessa, la sua famiglia e tutti i Fallati dalla loro condizione. Se prima i marchi sul suo corpo rappresentavano la debolezza e l’errore, ora nel loro pulsare la ragazza trova la forza per non arrendersi e cercare un rifugio da cui cominciare a lottare davvero contro la Gilda di Crevan.
Potrà contare sull’aiuto del compagno di prigionia Carrick, colui che sa davvero comprendere la sua situazione e ha fatto di tutto per non abbandonarla. Ma Celestine sa qual è la vera parola d’ordine: mai fidarsi di nessuno.

La storia è fin da subito carica di quella tensione che aveva lasciato un marchio sulla pelle alla fine del primo libro. Non è difficile, quindi, riuscire a tornare nello stesso mood fin dalla prima pagina, al fianco di una ragazza schiacciata dal peso di eventi più grossi di lei, ma che ora sa di avere un’arma per distruggere il sistema contro i Fallati, ma imperfetto lui stesso alla base.

“Il momento della scelta” rappresenta un punto di svolta, l’altra faccia della medaglia che cerca di dare voce all’imperfezione piuttosto che alla perfezione tanto anelata.
La vicenda di Celestine è la rappresentazione di uno spaccato sociale che non differisce affatto da situazioni realmente esistite ed esistenti. Ho apprezzato molto la volontà di Cecelia Ahern di denunciare un comportamento vero come la discriminazione attraverso un’opera di fantasia, che può arrivare ad un pubblico giovane così come a quello adulto.

La dilogia di Flawed si è posta l’obiettivo di dare a tutti i lettori la forza di scegliere di agire controcorrente, nonostante le conseguenze. Ora sta a noi prendere coraggio e decidere ciò che è meglio.

Sono sorpresa dall’impatto che ha avuto su di me questa storia. Diffonderò con orgoglio il significato della F marchiata a fuoco.

Review Party: Recensione di “Ancora accanto a me” di Marilena Barbagallo

« Lo vedo nel buio, lo vedo fatto di buio: oscuro e meraviglioso. Costruito ad arte con la stessa sostanza del dolore, ma impreparato a ricevere lo sfregio peggiore, il tradimento. »

La spirale di oscurità e perversione, porta sempre più Lena e Amir verso la distruzione. Ora, separati dalla missione, cercano con ossessione un modo per rimanere vicini, perché stando uno senza l’altra si sentono come spezzati dentro e incompleti.
Ma per poter realizzare il loro desiderio più grande, dovranno fare i conti con il passato di entrambi, torbido, inquietante e sbagliato, fino a spingersi oltre un limite capace di portare entrambi alla morte.

Lena si perderà tra le stanze di Sasha, alla ricerca di ciò che potrebbe salvare lei e Amir; ma al contempo si trova spaesata, specchiandosi in un volto uguale al suo, in una vita diversa dalla sua.
Amir si perderà tra i ricordi lontani, ma che con orrore lo trattengono a sé. Fatti e persone potrebbero allontanarlo dall’unica ragione per continuare a vivere: l’unico modo per scamparla è trovare il coraggio di rompere quelle catene che lo tengono avvinghiato ad una vita che non sente più appartenergli.

Se “Uno sconosciuto accanto a me” mi aveva convinto solo in parte, questo secondo e conclusivo capitolo della storia scritta da Marilena Barbagallo mi ha intrattenuto, fatto soffrire, arrabbiare, emozionare e sperare che la vicenda non sia davvero finita così. Lo svolgimento degli ultimi capitoli, in particolare, è inaspettato e sorprendente. Nonostante mi sia piaciuto il finale, non mi sarebbe dispiaciuto che l’autrice si fosse fermata prima, alle decisioni prese prima del vero e proprio epilogo. Mi piace soffrire, cosa posso farci?
Contro ogni mia convinzione, Amir e Lena mi hanno conquistato, intessendo una ragnatela di sensualità e perdizione che non lascerà troppo presto libero il mio cuore, nonostante porterò comunque avanti la convinzione che una relazione di questo tipo sia irrealistica e sbagliata sotto molti punti. Finché rimane una fantasia, possiamo dannarci quanto vogliamo.

Se avete bisogno di una storia leggera ma coinvolgente e intensa, la duologia di Marilena Barbagallo è la lettura perfetta per questa estate cocente.

Review Party: Recensione di “Quasi colpevole” di Paolo Pinna Parpaglia


« Gli passarono davanti le immagini di vent’anni di amicizia e soprattutto delle volte in cui lo aveva difeso quando qualcuno gli chiedeva come potesse essere amico di uno strano come lui. “Non è quello che sembra”, rispondeva convinto. Avevano ragione, Cristo se avevano ragione. La rabbia montò impetuosa. »


Una forte amicizia può affrontare qualsiasi difficoltà. Ma questa volta, il concetto sembrerebbe vacillare.
Gabriele, Christian, Quirico ed Enrico, amici degli anni della giovinezza, si ritrovano adulti ad impattare contro un fatto ben più grave di una sbandata adolescenziale: l’accusa di omicidio per Enrico. Quirico, avvocato,  cerca di non avere a che fare con questa storia, ma non può opporsi di fronte al telegramma dello scapestrato amico, in cui gli annuncia di averlo nominato suo difensore.
Enrico si fida solo di lui, non vuole nessun altro. Sarà davvero lui il colpevole, o come dice sempre: “Non è quello che sembra”?

“Quasi colpevole” mi ha involontariamente ricordato un altro libro recentemente letto che segue più o meno la stessa struttura e le stesse atmosfere. Ma tolto questo elemento non voluto, Paolo Pinna Parpaglia ha saputo intrattenermi con una storia interessante, in cui i personaggi descritti sono ben definiti, riconoscibili fin da subito.

Nel quartetto, Enrico e Quirico spiccano come opposti: il primo, ribelle e spregiudicato, pronto a farne una più del diavolo inconsapevole dei rischi, fino all’ultimo, che l’ha portato a finire dietro alle sbarre con esito pressoché inevitabile. Il secondo, prudente e passivo, che vorrebbe avere la forza di dire la sua ma si ritrova costantemente trascinato nei colpi di testa degli altri compagni. Non gli piacciono i cambiamenti, tanto da sentirsi quasi male quando da cause civili passa alla sua prima penale.

Se siete stanchi degli avvocati freddi e calcolatori, preparatevi ad un indagatore goffo e inesperto, che saprà divertirvi nonostante la situazione.

Ciò che spicca è l’imprevedibilità della storia, che svia e confonde per esplodere in un finale inatteso che con prepotenza si impone e colpisce i sensi e la mente del lettore.

Uno scrittore che è una lieta sorpresa, e che d’ora in poi seguirò con sincero piacere!

Review Party: Recensione di “Una romantica estate nella casa dei ricordi” di Helen Pollard



« Mentre scendevo dalla macchina, osservai la pensione, le foglie verdeggianti che si arrampicavano sulle pareti di pietra grigia, la vivacità delle persiane verniciate di azzurro e il pergolato di rose attorno alla porta d’ingresso; poi feci scivolare lo sguardo sul cortile fiancheggiato dai cespugli di lavanda fino alla struttura che ospitava le gîte, un edificio di pietra basso e lungo, color crema, con i tre portoni di legno incorniciati da viti rampicanti.
La Cour des Roses, ai miei occhi, era perfetta. E potevo tranquillamente sopportare l’occasionale incontro imbarazzante pur di restare ferma nei miei propositi e pubblicizzare proprietà come quella. »

Quando una vacanza finisce, si viene avvolti da un velo di malinconia all’idea di tornare alla vita di sempre. Ed è proprio ciò che capita con “Una romantica estate nella casa dei ricordi” di Helen Pollard, capitolo conclusivo della trilogia con protagonista la nostra Emmy, che finalmente affronta il rush finale verso l’agognata felicità.

L’amore tra lei e Alain sta per sbocciare nel vincolo del matrimonio, nulla potrebbe andare più liscio del pensare ai preparativi. Ma non sarà semplice, come di consueto, far coincidere questo agli impegni, le vicende quotidiane e vecchi conti in sospeso.
Cercare di ottenere una vita gioiosa è la meta comune di tutti i personaggi che abbiamo potuto conoscere in questi anni, da Rupert a Madame Dupont alle amiche Ellie  e Sophie. Come se il luogo che li accomuna li spingesse tutti ad affrontare, insieme, il medesimo percorso, per darsi forza, e non darsi per vinti ancora.
La loro energia è il motore pulsante dell’intera storia, da ognuno di loro abbiamo imparato qualcosa e possiamo lasciare la Cour des Roses ricchi di esperienze nuove ed emozioni reali.

La delicatezza dello stile di scrittura della Pollard si conferma un elemento bellissimo per poter raccontare una storia intensa e frenetica come quella di Emmeline.
Dagli eventi negativi ci si può sempre rialzare e reagire, e affrontando il dolore si può trovare una vita migliore di prima. E degna di essere vissuta.

TAPPE: