Review Party: Recensione di “Ancillary” di Ann Leckie

« Io però ero sempre stata prima di tutto un’arma. Una macchina pensata per uccidere. »

L’impero di Radch è tra i più grandi e produttivi dello spazio. All’interno del suo sistema di astronavi porta avanti la sua esistenza la Justice of Toren, capitanata da un’intelligenza artificiale. E’ qui che vivono le Ancelle, entità create dall’unione di corpi umani modificati e tecnologia.

L’Ancella Breq apre al lettore le porte della sua esistenza, narrando di ricordi passati e incontri presenti, cosa significava per lei l’unione con la Justice e il significato celato dietro al legame con Seivarden. C’è qualcosa però di insito che proprio non lascia tregua: la sete di vendetta per la Lord dell’impero.

Attraverso un’ambientazione incredibilmente originale, Ann Leckie costruisce una storia intelligente, divertente e creativa, con personaggi affascinanti e colpi di scena davvero scioccanti.
Il punto di forza di Ancillary è l’articolazione e la minuziosità delle tradizioni e della cultura del suo mondo, che si espande in un’opera corposa e intensa di avvenimenti a cavallo tra il dramma e l’azione.

Credo sia una lettura piuttosto sottovalutata e di cui se ne è parlato troppo poco anche in passato, ma che non può fare a meno di conquistare sul serio, grazie anche allo stile di scrittura della Leckie che non solo sa trainare, ma si amalgama alla perfezione con la cultura della storia.

Amanti o neofiti della fantascienza, consiglio senza alcun dubbio la lettura di “Ancillary” di Ann Leckie, non solo per il genere ma anche per la riflessione interiore che ne può scaturire.

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Review Party: Recensione di “Hunger Games” di Suzanne Collins

« “Mi offro volontaria! Mi offro volontaria come tributo!” »

No dico, ma ci rendiamo conto??! Dieci anni dall’uscita del libro di Hunger Games??! Ancora non posso crederci. Ha dell’incredibile quanto la saga di Suzanne Collins mi abbia dato in tutto questo tempo.
“Hunger Games” è una di quelle serie che rappresenta una tappa importante per la mia vita, ovvero uno dei miei primi approcci al mondo della distopia contemporanea.
Chi non ha mai alzato tre dita al cielo imitando l’iconico saluto, o chi non ha mai stretto tra le mani la collana o la spilla rappresentante la Ghiandaia Imitatrice, simbolo della protagonista?
Per chi ancora non avesse mai sentito parlare della trama, Hunger Games è la storia di un mondo post-apocalittico in cui la società specifica di Panem è divisa in distretti, dal più povero al più ricco, e in cui la ricorrenza annuale degli Hunger Games, i giochi della fame, rappresenta un evento fondamentale per ogni esistenza. 
Katniss è una ragazza che ha dovuto lottare per la sopravvivenza da sempre, cercando con ogni modo di procurare da vivere per la propria famiglia. Non batte ciglio, quindi, quando per salvare la vita della sorellina si offre volontaria per diventare un Tributo, un partecipante alla sfida più sanguinaria che si possa immaginare.
Kat è un personaggio particolare e sfaccettato. Spesso durante il corso della storia la si comprende, ma al tempo stesso non la si può sopportare per certe decisioni o scelte che minano i rapporti che costruisce all’interno dell’arena.
L’atmosfera di paura e impotenza è quasi soffocante: l’arena in cui i personaggi si trovano a combattere è piena di pericoli non solo naturali e artificiali, ma anche e soprattutto dati dalla competizione. L’inganno è costantemente dietro l’angolo e la fiducia verso il prossimo non è contemplata.
I riferimenti ai classici mastodontici del genere sono chiari, Suzanne Collins è riuscita egregiamente a trasporre elementi tipici in un’opera fresca e ai tempi dell’uscita innovativa, che è stata capace di fare da apripista ad un sacco di libri usciti da lì in avanti.
Prenderò questo Tour non tanto per descrivere i libri, ma per rimembrare sensazioni e opinioni risalenti alla me adolescente. A domani con “La ragazza di fuoco”!

Review Tour: Recensione di “Shadowhunters: Fantasmi del Mercato delle Ombre” di Cassandra Clare

«  Era come se, liberandosi degli abiti, si fosse liberata anche delle aspettative della società riguardo la modestia che una donna dovrebbe mostrare e ora poteva permettersi di essere ammirata e desiderata. La sua anima si librò colma di nuova sicurezza: si sentì una splendida creatura, né gentiluomo né dama.  »

Esiste un luogo, celato ai Mondani, in cui i Nascosti possono ritrovarsi senza l’oppressione dei pregiudizi: è il Mercato delle Ombre, sito in più punti del globo, dove queste creature portano avanti i propri affari, a volte di discutibile origine.
Qui hanno luogo le vicende di questa nuova raccolta di racconti ambientata nel mondo di Shadowhunters in cui Jem, già divenuto Fratello Zaccaria, è come se vegliasse vigile sui cacciatori di cui seguiremo le storie.
Alcune storie sono più emozionanti di altre, specialmente quelle in cui Tessa Gray o Alec Lightwood sono protagonisti. Quando si tratta di inserire nella storia di Shadowhunters il personaggio di Jem, specialmente nell’arco narrativo che segue la trilogia delle Origini, l’atmosfera cala inevitabilmente in un vortice di malinconia e tristezza, per i sentimenti e i pensieri che lo tormentano da dopo la “trasformazione” in Fratello Zaccaria e tutto quello che ne consegue.
Fare anticipazioni è davvero complesso, questo perché “Fantasmi del Mercato delle Ombre” è una raccolta di racconti che non introduce al mondo di Shadowhunters, ma anzi, lo amplifica, dando per scontato che molte delle nozioni di questa ambientazione siano ben impresse nell’esperienza di lettura dei fan.
Per chi ha dubbi sulla lettura, di certo non posso fare altro che consigliare questo libro, perché nonostante non prosegua in modo incisivo la storia fin dove la conosciamo, i piccoli approfondimenti sparsi nelle vite dei personaggi sono delle chicche imperdibili per chi ama la saga e non vuole proprio lasciarla andare.
Ringrazio ancora una volta la Clare per le emozioni che riesce a trasmettere, mi auguro di non dover attendere a lungo la pubblicazione del suo prossimo libro!

Review Party: Recensione di “Pianura Oscura” di Philip Reeve

«  Quando fosse diventata una Predatrice come lui, avrebbe smesso di preoccuparsi così tanto. I nati una sola volta erano fragili, vulnerabili; provare affetto per uno di loro era un’agonia. »

È quasi impossibile crederlo, ma è proprio così: la storia di Hester, Tom, Wren e Theo è giunta a conclusione, mesi dopo la fine del terzo libro, dove tutto è cominciato: Londra. Intrighi politici e ragioni personali lottano per prevalere negli interessi personali dei personaggi, in un continuo conflitto apparentemente senza fine, logorando e rendendo impossibile avvistare un barlume di speranza all’orizzonte.
Il mondo creato da Reeve è ricco di particolari ma al tempo stesso ferito, decadente, sempre più in povertà. I personaggi, vecchi e nuovi, hanno in compenso una forza speciale, come se fossero predisposti ad affrontare i pericoli e le avversità, cercando pur sempre di mantenere i legami affettivi, nel tentativo di continuare a rimanere umani.
Nonostante questo, però, la dolcezza non è certo l’elemento predominante nella saga di Philip Reeve, che con uno stile graffiante e incisivo riesce ancora una volta ad emozionare in modo intenso. Inoltre, la critica che muove alla società fa riflettere inevitabilmente il lettore, che si domanda dove potrebbe finire il presente e se davvero si è così lontani dai pronostici dello scrittore. L’azione, ovviamente, accompagna i protagonisti verso un finale toccante e davvero soddisfacente: penso, però, di non averne abbastanza di questo meraviglioso mondo di metallo e vapore. Spero davvero di poterci tornare, con la trilogia prequel o, chissà, con un nuovo inaspettato seguito.
Ho sempre creduto in Macchine Mortali e finalmente anche in Italia può godere di un posto speciale nelle librerie dei fan!

Review Party: Recensione di “Luci di guerra” di Michael Ondaatje

« C’erano parti della città in cui non si vedeva nessuno, solo bambini che camminavano solitari, indifferenti come piccoli fantasmi. Era un periodo di fantasmi di guerra, con i palazzi grigi senza luci, anche di sera, le finestre infrante chiuse con materiale nero dove c’era stato il vetro. la città appariva ancora ferita, insicura di sé. Permetteva alle persone di essere senza regole. ormai era già successo tutto. o no? »

Se c’è qualcosa di più oscuro degli avvenimenti legati alla guerra, è sicuramente il ricordo che tormenta chi l’ha vissuta, anche a distanza di anni.
Nathaniel e Rachel hanno vissuto tutto questo lontano dai genitori, che nel proposito di proteggerli li affidano a gente estranea mentre loro si allontanano da Londra verso Singapore, durante gli avvenimenti del 1945. Ai due fratelli era stato detto che così sarebbero stati al sicuro, che non avrebbero sofferto la distanza e che avrebbero avuto tutto ciò di cui avevano bisogno. Non hanno modo di reagire o respingere la scelta del padre e della madre, così con apparente indifferenza, o forse più con shock, si ritrovano a vivere insieme a “Falena” e altri particolari ed enigmatici individui.
Alla ricerca del motivo che ha spinto i genitori ad andarsene, Nathaniel scopre di avere una vera passione per le mappe, che portano ordine e rigore nella sua vita inondata dal caos. Questo fa muovere lui, Rachel e coloro che ruotano attorno, interagendo, coinvolgendo e influenzando a seconda le loro vite, dall’adolescenza all’età adulta.
“Luce di guerra” può essere definito come la mappatura delle esistenze dei protagonisti, che esplorano e si esplorano alla ricerca di uno scopo e della verità celata dietro al dramma della guerra. L’autore non svela tutto subito, ma crea una caccia al pezzo del puzzle mancante che instilla nel lettore non solo una genuina curiosità ma anche un’inquietudine profonda al pensiero di non sapere a cosa si va incontro.
Il salto temporale tra la prima e la seconda parte è davvero sorprendente, soprattutto per il come ci si arriva. Nei personaggi si ritrova una nuova consapevolezza di sé, ma comunque ancora le stesse incertezze che proprio non vogliono scollarsi di dosso.
Lo stile è semplice ma molto descrittivo, sia per le scene in sé che per le introspezioni.
Un romanzo del tutto inaspettato e uno scrittore a me sconosciuto fino ad ora. Sono davvero curiosa di poter leggere altre sue opere, perché “Luci di guerra” è un lampo di luce che s’imprime nella retina e rimane a lungo nei ricordi.