Review Party: Recensione di “Ventuno verità sull’amore” di Matthew Dicks

Liste ed elenchi puntati non danno anche a voi un senso di pace e controllo?
A me piace molto stilarne, a centinaia, per ogni cosa. Certo, poi per alcuni aspetti riesco comunque a essere una tremenda pasticciona, ma lo scrivere una serie di cose da fare, ricordare, di oggetti e molto altro mi dà sempre un senso di appagamento. 
Per questo mi sono trovata subito a mio agio con la lettura del libro di Matthew Dicks, in cui si seguono le vicende del librario Daniel Mayrock, alle prese con un’attività in fallimento e l’amore incondizionato per la propria quotidianità.
Ama sua moglie, Jill, e presto potrà abbracciare il figlio in arrivo. Per questo cerca di non perdersi d’animo e di andare costantemente alla ricerca non solo di una soluzione ai suoi problemi ma anche verso la meta che potrà farlo sentire davvero felice.
“Ventuno verità sull’amore” è un libro concettualmente semplice e molto scorrevole, ma che sa farti soffermare sulle piccole cose, strapparti un sorriso e farti riflettere sulla propria condizione personale. La struttura è molto particolare, perché fatta a elenco e segue i pensieri del protagonista, che descrive un uomo verosimile e in cui tutti si possono rispecchiare.
Il lettore è libero di poter leggere il libro decidendo autonomamente il ritmo, in quanto godibile sia letto tutto d’un fiato che con tutta calma. 
Ogni tanto letture di questo tipo sono necessarie, perché fanno bene all’anima ed è come se riuscissero a sanarla.

Review Party: Recensione di “Inferno sulla terra” di Jim Thompson

Quanto può essere potente il potere della paura? 
Quanto può essere deleteria la continua insoddisfazione e frustrazione?
Con uno stile crudo e diretto ci addentriamo nei meandri della mente e della vita di Jimmie Dillon, uno scrittore sull’orlo del baratro che non vede uno spiraglio di appagamento nemmeno in ciò che scrive. Accerchiato da un ambiente in cui l’indifferenza la fa da padrona e da persone con intense emozioni e convinzioni, l’uomo cerca di attaccarsi al valore che per lui hanno le sue storie, desiderando di conquistare il consenso del pubblico, invano. Anziché trovare spunti, critiche costruttive, incitamento a proseguire, Jimmie è costretto in un costante muro sociale, dove l’egoismo e l’approfittarsi del prossimo sembrano le uniche armi per una vita di successo.
Eppure, lui non è così. E anche di fronte a un blocco cerca sempre di agire in un modo che dovrebbe essere considerato eticamente giusto ma che non fa altro che prendersi beffe di lui ancora e ancora.
“Inferno sulla terra” è un viaggio mentale drammaticamente vicino a chiunque abbia mai avuto delle difficoltà nella vita. Addentrarsi nei pensieri sempre più ossessivi del protagonista fa emergere con prepotenza le debolezze insite in ognuno di noi, che rispecchiano e trovano similitudini con ciò che Jimmy sta passando. Questa è una lettura impegnativa e non facile da digerire, perché più si scava nella psicosi più si rischia di perdersi al suo interno. Una e una sola è la domanda che può mettere a repentaglio il futuro: perseguire i propri sogni o rinunciarvi e somigliare un po’ di più alla società in cui si è immersi? HarperCollins ha portato in Italia un’opera del 1942 che sa adattarsi perfettamente ai dubbi che scombussolano molti che vivono ora, offrendo un libro molto particolare e complesso che richiede del tempo per farsi apprezzare, lasciando addosso una buona dose di turbamento che personalmente mi sconfigge i sensi e mi lascia prosciugata. In balia dei demoni da combattere.

Review Party: Recensione di “Non devi dirlo a nessuno” di Karen M. McManus

« È come se riuscisse a vedere in quell’angolo segreto della mia mente in cui io cerco di non andare spesso, perché è lì che vivono le mie domande su che cosa è successo davvero tra Declan e Lacey. Quell’angolo che suscita in me orrore e vergogna in parti uguali, perché di tanto in tanto si immagina il mio irascibile fratello perdere il controllo proprio nel momento sbagliato. »

Ellery ed Ezra, fratelli gemelli, intraprendono il viaggio che li porterà nella piccola città di Echo Ridge, dove è nata e cresciuta loro madre e in cui la nonna li sta aspettando. Il paese risulta subito pittoresco ma tutto sommato tranquillo. Eppure, un cadavere sconvolge le loro esistenze in una notte piovosa, trasformando ai loro occhi la cittadina, che di colpo viene vista sotto una luce diversa, quella dell’inquietudine e delle paure. Ma in Ellery scorre la passione per il mistero e non può fare a meno di iniziare a indagare, al fianco del giovane Malcolm il cui fratello è sospettato di uno degli omicidi più spietati e noti di Echo Ridge. Le indagini dei due non filano lisce, ma vengono continuamente ostacolate da minacce esterne che iniziano a manifestarsi in tutta la città.
Con un’ambientazione fredda e una tensione costante, il nuovo libro di Karen M. McManus ricalca la suspence tipica dei thriller americani, ma con una qualità notevolmente alta. La trama è un susseguirsi di intrighi che si intrecciano perfettamente con la profondità dei personaggi creati. Ogni colpo di scena è inaspettato e imprevedibile, rendendo nel complesso la lettura davvero avvincente e adatta sia a un pubblico giovane che adulto. 

Recensione: “L’abisso del mito” di Veronica Todaro

« Posò la piccola all’interno del cerchio, estrasse dalla tunica il coltello rituale e le praticò un taglio poco profondo sull’avambraccio. Un urlo proruppe dalle labbra rosee della bimba, mentre lacrime copiose sgorgavano dagli occhi ancora chiusi. Fu solo per un attimo, dopo di che il suo respiro tornò regolare e cadde di nuovo in un sonno profondo. »

Thalise è un’accolita del tempio della Dea Ishtar, eppure sente da sempre di non appartenere davvero al suo popolo. Si sente fuori posto, diversa, si pone domande che forse non dovrebbe porsi. Un sogno inquietante spinge lei e la sorella Anilya ad andare alla ricerca di un antico manufatto che potrebbe svelare un’importante profezia legata alla loro civiltà: la leggendaria Atlantide.
Con una cura e una dedizione alla propria opera sorprendenti, Veronica Todaro trasporta il lettore all’interno di una storia fantastica e ricca di particolari in grado di staccare la mente dalla realtà e inondarla di emozioni.
Lo stile fluente non fa affatto pesare la miriade di particolari che l’autrice ha voluto inserire nel libro, avendo come effetto una lettura piacevolmente impegnativa e godibile. I personaggi sono ben scritti e per nulla stereotipati, ho apprezzato la caratterizzazione della protagonista e dell’intera ambientazione, tanto inusuale quanto originale. Ho adorato l’aspetto esoterico della storia, legato ai rituali di sangue, alla mitologia e a misteriosi oggetti perduti.
“L’abisso del mito” è un viaggio immerso tra fantasia e realtà adatto a giovani e adulti, che conquista grazie al talento di Veronica Todaro, che merita di essere scoperta da più appassionati possibile.

Review Party: Recensione di “Il diritto di opporsi” di Bryan Stevenson

« Quando consentiamo che gli altri vengano maltrattati siamo tutti coinvolti. L’assenza di compassione può corrompere la dignità di una comunità, di uno Stato, di una nazione. Finché tutti soffriamo della mancanza di pietà e condanniamo noi stessi tanto quanto rendiamo vittime gli altri, la paura e la rabbia possono renderci vendicativi e violenti, ingiusti e scorretti.  »

Attraverso la sua opera, “Il diritto di opporsi”, l’autore fa un’esamina minuziosa della storia dell’incarcerazione dal momento in cui lui, per primo, ha a che fare con un prigioniero la cui condanna a morte è stata posticipata di almeno un anno. Quel primo incontro è per lui illuminante e sorprendente, e lo spinge a continuare sulla strada della Legge, ma soprattutto a inseguire i diritti umani che questo comporta. Le pene capitali Americane sono brutali, retrograde e ingiuste soprattutto agli occhi di chi ha vissuto in un paese dove la morte per i crimini non è contemplata. Lui però ha sempre vissuto in una realtà in cui questo è normale, ma non così tanto come parrebbe.
Al fianco di questa tematica, Stevenson vive inoltre la lotta al razzismo, che può toccare con mano essendo lui nato con la pelle di un colore che ha sempre suscitato il pregiudizio di tanti e le reazioni violente di molti, più di quanti se ne possa quantificare. L’autore fa di tutto questo una ragione di vita e lotta ogni giorno per rendere umano un sistema giudiziario che non riflette l’umanità, la carità, la fiducia nel prossimo. L’avvocato cerca di denunciare i sotterfugi per incastrare un imputato, la falsificazione di prove, i cavilli a cui aggrapparsi sia per accusare che per difendere, su un costante filo del rasoio che trasmette ogni istante di tensione e timore per il futuro.
“Il diritto di opporsi” è una riflessione sul significato di essere umani e il tutto viene trasmesso attraverso un linguaggio alla portata di tutti, senza esagerare con tecnicismi che solo gli “addetti ai lavori” possono davvero capire. Questa è un’opera per tutti e che tutti dovrebbero leggere almeno una volta, nonostante un ritmo lento dato dall’analisi minuziosa della storia stessa. Non è una storia semplice da seguire, richiede molta concentrazione e impegno, ripagati alla fine da un senso di speranza che potrebbe davvero cambiare il modo di pensare generale e incoraggiare a non abbassare la testa di fronte alle ingiustizie.