Review Party: Recensione di “Il giorno perfetto per un delitto” di Barbara Sessini

« Ciò che più voglio è anche ciò che più temo. Forse è per questo che scelgo sempre la strada più lunga per arrivare a destinazione. Forse è per questo che raramente mi sento a casa. »

Lo splendido e suggestivo paesaggio che caratterizza la Sardegna viene brutalmente macchiato dal sangue della sventurata Ines Salis. La fine di una vita porta indietro nel tempo lo spettatore, che lentamente si rende conto di dover assistere da lì in avanti agli ultimi giorni della donna, che si mostra inquieta e guardinga, senza scucirsi anche di fronte alle persone che ha più vicine. Vera Diana non si spiega l’accaduto, insieme al padre Franco ripenserà ad ogni più piccolo particolare per riuscire a capire chi è che può essere capace di azioni del genere.
L’arresto di Oscar, fidanzato di Vera, per possesso di droga, potrebbe risultare un evento fondamentale. L’uomo dovrà lottare per dimostrare la propria innocenza, affrontando la vita del carcere nel tentativo di non cederle.
“Il giorno perfetto per un delitto” ha una di quelle storie da cui non sai cosa aspettarti: sorprendente è il modo in cui la vicenda viene raccontata, che rende lo scorrere della narrazione fluida e serrata. Barbara Sessini tratta i personaggi da lei creati come se fossero veri e tangibili anziché fatti di carta e inchiostro, perché ognuno risulta all’occhio del lettore tanto intrigante da spingerlo a sviscerarne le caratteristiche, in particolar modo quelle mentali. Ci si trova quindi di fronte a persone, vittime o carnefici dei fatti alla base del libro, all’apparenza sconnesse tra loro, ma che creano un dipinto di azioni che condurranno i protagonisti a scoprire tutte le verità.
Un altro thriller assolutamente consigliato, sono fiera che sia un’altra penna italiana ad averlo creato.

Review Party: Recensione di “Stirpe di Eroi” di Massimiliano Colombo

« E più gli uomini sono grandi e più è grande ciò che riescono a costruire. »

Quinto Fabio Massimo Rulliano è un uomo soddisfatto dalla propria vita, ma ormai stanco e desideroso di chiudersi a vita privata e godere appieno degli ultimi anni che gli rimangono. Non può sapere che i nemici di Roma si sono uniti per far fronte alla minaccia della città; sono infatti già pronti a tendere un attacco sanguinario volto a distruggere l’Impero, il popolo più forte e temuto dell’epoca.

L’ex console è costretto a far fronte al dovere e tornare a ricoprire il proprio ruolo, ormai cucito addosso da anni, al fianco di Publio Decio Mure, anche lui personaggio di spicco noto per le sue abilità in battaglia. Preparata la strategia, i soldati vengono mandati a sciogliere l’alleanza nemica con la forza bruta. Ancora non sanno che stanno andando incontro ad un evento che passerà letteralmente alla storia.

Questa è una materia difficile per me da trattare, perché per quanto mi piaccia e appassioni è sempre stata al contempo un tallone d’Achille che mi ha perseguitato per tanti anni. Riuscire ad entrare nel quotidiano dei personaggi mi è costata un’innegabile fatica, che Massimiliano Colombo è riuscito a farmi superare grazie ad uno stile di scrittura trainante e non prolisso. Non mancano certo parti descrittive che rallentano la narrazione, ma sono necessarie per la buona riuscita della storia. Questo è un elemento che fa capire quanto sia complesso scrivere un romanzo del genere, quanto studio ci voglia e quanto impegno bisogna impiegare per non trasformare un’opera d’intrattenimento in un testo scolastico volto a sciorinare punto per punto gli eventi storici focali trattati.

I personaggi costruiti dall’autore mostrano a chi legge non tanto la propria grandezza quanto le loro debolezze. Le decisioni che sono costretti a prendere fin da subito non sono da nulla e vivere passo per passo un evento storico anziché osservarlo dall’esterno, annesso l’epilogo, è un buon modo per interiorizzare situazioni lontane da noi ma umane, terrene, reali.

Gli eroi finiscono sempre per divenire miti, persone immutabili, ligie, con la soluzione a portata di mano. Ma spesso ci si dimentica dell’altra faccia della medaglia, quella che rivela le paure e i desideri più profondi ed inespressi. Ciò ricorda che un eroe è prima di tutto un essere umano.

Tensione, determinazione, rabbia e sconforto caratterizzano “Stirpe di Eroi” fin dal primo capitolo. Nonostante la fine segnata, si vuole comunque rimanere al fianco dei personaggi, per accompagnarli verso il proprio destino che può elevarli definitivamente o rovinarli drammaticamente.

Sono stata in grado di tendere una mano verso la Storia, e ne ho ricavato una lettura interessante e piacevole. Attendo la prossima occasione.

Recensione: “La cattedrale dei vangeli perduti” di Fabio Delizzos

« In breve, nella sala restarono in due. A fissarsi attraverso le fessure, in silenzio.
Solo la pioggia che martellava sulle finestre, il respiro roco del grande camino simile a un drago dormiente. 
L’uomo fece alcuni passi avanti e rinfoderò la spada sotto il mantello fradicio. “Posso vedere le anticaglie?”
“No, non potete. Ditemi prima chi siete. Comprate o vendete?”.
L’uomo lanciò una risatina stridula. “Ho venduto me stesso, e Dio mi ha comprato”. »

Cacciatori di mitici tesori, croci disegnate col sangue sulle fronti dei cadaveri e una congiura che solo lui può fermare. Raphael Dardo, fidato uomo al servizio del Papa, si mette sulle traccie di coloro che vogliono attentare alla vita di Pio IV. Avere successo nell’impresa non sarà affatto semplice: Roma lo ingannerà ancora una volta, mostrandosi come città dalla magnifica bellezza ma al tempo stesso covo di brutali omicidi, magia e profezie. La sua determinazione verrà messa a dura prova, così come le emozioni che è solito celare quando si tratta di lavoro. Quando verrà colpito negli affetti, il disorientamento iniziale saprà dargli la lucidità per reagire?
Dopo “Il cacciatore dei libri proibiti”, Fabio Delizzos torna ad incatenarmi nelle sue storie ricche di mistero e adrenalina. Raphael Dardo si conferma essere un personaggio affascinante e reale, che non smette di intrattenere il proprio pubblico con deduzioni e scene d’azione. Ma qui, la vera sorpresa è il personaggio femminile che l’accompagna: sono bastate poche righe, ma Sara Colorni ha saputo conquistarmi con la sua forza d’animo e tenacia, capace di cogliere in fallo perfino Raphael stesso. 
Degna di nota è la caratterizzazione del Pontefice, che di fatto ha reso la sua posizione l’unica via di scampo dalle attività illegali intraprese durante la giovinezza. 
Trovo che scrivere un thriller originale, per di più storico, sia un’impresa complessa e che richiede studio, dedizione, pazienza e molto impegno. Il lavoro di questo scrittore è da ammirare! Non vedo l’ora di potermi gustare una nuova emozionante avventura.

Review Party: Recensione di “Ancora accanto a me” di Marilena Barbagallo

« Lo vedo nel buio, lo vedo fatto di buio: oscuro e meraviglioso. Costruito ad arte con la stessa sostanza del dolore, ma impreparato a ricevere lo sfregio peggiore, il tradimento. »

La spirale di oscurità e perversione, porta sempre più Lena e Amir verso la distruzione. Ora, separati dalla missione, cercano con ossessione un modo per rimanere vicini, perché stando uno senza l’altra si sentono come spezzati dentro e incompleti.
Ma per poter realizzare il loro desiderio più grande, dovranno fare i conti con il passato di entrambi, torbido, inquietante e sbagliato, fino a spingersi oltre un limite capace di portare entrambi alla morte.

Lena si perderà tra le stanze di Sasha, alla ricerca di ciò che potrebbe salvare lei e Amir; ma al contempo si trova spaesata, specchiandosi in un volto uguale al suo, in una vita diversa dalla sua.
Amir si perderà tra i ricordi lontani, ma che con orrore lo trattengono a sé. Fatti e persone potrebbero allontanarlo dall’unica ragione per continuare a vivere: l’unico modo per scamparla è trovare il coraggio di rompere quelle catene che lo tengono avvinghiato ad una vita che non sente più appartenergli.

Se “Uno sconosciuto accanto a me” mi aveva convinto solo in parte, questo secondo e conclusivo capitolo della storia scritta da Marilena Barbagallo mi ha intrattenuto, fatto soffrire, arrabbiare, emozionare e sperare che la vicenda non sia davvero finita così. Lo svolgimento degli ultimi capitoli, in particolare, è inaspettato e sorprendente. Nonostante mi sia piaciuto il finale, non mi sarebbe dispiaciuto che l’autrice si fosse fermata prima, alle decisioni prese prima del vero e proprio epilogo. Mi piace soffrire, cosa posso farci?
Contro ogni mia convinzione, Amir e Lena mi hanno conquistato, intessendo una ragnatela di sensualità e perdizione che non lascerà troppo presto libero il mio cuore, nonostante porterò comunque avanti la convinzione che una relazione di questo tipo sia irrealistica e sbagliata sotto molti punti. Finché rimane una fantasia, possiamo dannarci quanto vogliamo.

Se avete bisogno di una storia leggera ma coinvolgente e intensa, la duologia di Marilena Barbagallo è la lettura perfetta per questa estate cocente.

Review Party: Recensione di “Quasi colpevole” di Paolo Pinna Parpaglia


« Gli passarono davanti le immagini di vent’anni di amicizia e soprattutto delle volte in cui lo aveva difeso quando qualcuno gli chiedeva come potesse essere amico di uno strano come lui. “Non è quello che sembra”, rispondeva convinto. Avevano ragione, Cristo se avevano ragione. La rabbia montò impetuosa. »


Una forte amicizia può affrontare qualsiasi difficoltà. Ma questa volta, il concetto sembrerebbe vacillare.
Gabriele, Christian, Quirico ed Enrico, amici degli anni della giovinezza, si ritrovano adulti ad impattare contro un fatto ben più grave di una sbandata adolescenziale: l’accusa di omicidio per Enrico. Quirico, avvocato,  cerca di non avere a che fare con questa storia, ma non può opporsi di fronte al telegramma dello scapestrato amico, in cui gli annuncia di averlo nominato suo difensore.
Enrico si fida solo di lui, non vuole nessun altro. Sarà davvero lui il colpevole, o come dice sempre: “Non è quello che sembra”?

“Quasi colpevole” mi ha involontariamente ricordato un altro libro recentemente letto che segue più o meno la stessa struttura e le stesse atmosfere. Ma tolto questo elemento non voluto, Paolo Pinna Parpaglia ha saputo intrattenermi con una storia interessante, in cui i personaggi descritti sono ben definiti, riconoscibili fin da subito.

Nel quartetto, Enrico e Quirico spiccano come opposti: il primo, ribelle e spregiudicato, pronto a farne una più del diavolo inconsapevole dei rischi, fino all’ultimo, che l’ha portato a finire dietro alle sbarre con esito pressoché inevitabile. Il secondo, prudente e passivo, che vorrebbe avere la forza di dire la sua ma si ritrova costantemente trascinato nei colpi di testa degli altri compagni. Non gli piacciono i cambiamenti, tanto da sentirsi quasi male quando da cause civili passa alla sua prima penale.

Se siete stanchi degli avvocati freddi e calcolatori, preparatevi ad un indagatore goffo e inesperto, che saprà divertirvi nonostante la situazione.

Ciò che spicca è l’imprevedibilità della storia, che svia e confonde per esplodere in un finale inatteso che con prepotenza si impone e colpisce i sensi e la mente del lettore.

Uno scrittore che è una lieta sorpresa, e che d’ora in poi seguirò con sincero piacere!