
Review Party: Recensione di “Il giorno perfetto per un delitto” di Barbara Sessini

L’ex console è costretto a far fronte al dovere e tornare a ricoprire il proprio ruolo, ormai cucito addosso da anni, al fianco di Publio Decio Mure, anche lui personaggio di spicco noto per le sue abilità in battaglia. Preparata la strategia, i soldati vengono mandati a sciogliere l’alleanza nemica con la forza bruta. Ancora non sanno che stanno andando incontro ad un evento che passerà letteralmente alla storia.
Questa è una materia difficile per me da trattare, perché per quanto mi piaccia e appassioni è sempre stata al contempo un tallone d’Achille che mi ha perseguitato per tanti anni. Riuscire ad entrare nel quotidiano dei personaggi mi è costata un’innegabile fatica, che Massimiliano Colombo è riuscito a farmi superare grazie ad uno stile di scrittura trainante e non prolisso. Non mancano certo parti descrittive che rallentano la narrazione, ma sono necessarie per la buona riuscita della storia. Questo è un elemento che fa capire quanto sia complesso scrivere un romanzo del genere, quanto studio ci voglia e quanto impegno bisogna impiegare per non trasformare un’opera d’intrattenimento in un testo scolastico volto a sciorinare punto per punto gli eventi storici focali trattati.
I personaggi costruiti dall’autore mostrano a chi legge non tanto la propria grandezza quanto le loro debolezze. Le decisioni che sono costretti a prendere fin da subito non sono da nulla e vivere passo per passo un evento storico anziché osservarlo dall’esterno, annesso l’epilogo, è un buon modo per interiorizzare situazioni lontane da noi ma umane, terrene, reali.
Gli eroi finiscono sempre per divenire miti, persone immutabili, ligie, con la soluzione a portata di mano. Ma spesso ci si dimentica dell’altra faccia della medaglia, quella che rivela le paure e i desideri più profondi ed inespressi. Ciò ricorda che un eroe è prima di tutto un essere umano.
Tensione, determinazione, rabbia e sconforto caratterizzano “Stirpe di Eroi” fin dal primo capitolo. Nonostante la fine segnata, si vuole comunque rimanere al fianco dei personaggi, per accompagnarli verso il proprio destino che può elevarli definitivamente o rovinarli drammaticamente.
Sono stata in grado di tendere una mano verso la Storia, e ne ho ricavato una lettura interessante e piacevole. Attendo la prossima occasione.
Lena si perderà tra le stanze di Sasha, alla ricerca di ciò che potrebbe salvare lei e Amir; ma al contempo si trova spaesata, specchiandosi in un volto uguale al suo, in una vita diversa dalla sua.
Amir si perderà tra i ricordi lontani, ma che con orrore lo trattengono a sé. Fatti e persone potrebbero allontanarlo dall’unica ragione per continuare a vivere: l’unico modo per scamparla è trovare il coraggio di rompere quelle catene che lo tengono avvinghiato ad una vita che non sente più appartenergli.
Se “Uno sconosciuto accanto a me” mi aveva convinto solo in parte, questo secondo e conclusivo capitolo della storia scritta da Marilena Barbagallo mi ha intrattenuto, fatto soffrire, arrabbiare, emozionare e sperare che la vicenda non sia davvero finita così. Lo svolgimento degli ultimi capitoli, in particolare, è inaspettato e sorprendente. Nonostante mi sia piaciuto il finale, non mi sarebbe dispiaciuto che l’autrice si fosse fermata prima, alle decisioni prese prima del vero e proprio epilogo. Mi piace soffrire, cosa posso farci?
Contro ogni mia convinzione, Amir e Lena mi hanno conquistato, intessendo una ragnatela di sensualità e perdizione che non lascerà troppo presto libero il mio cuore, nonostante porterò comunque avanti la convinzione che una relazione di questo tipo sia irrealistica e sbagliata sotto molti punti. Finché rimane una fantasia, possiamo dannarci quanto vogliamo.
Se avete bisogno di una storia leggera ma coinvolgente e intensa, la duologia di Marilena Barbagallo è la lettura perfetta per questa estate cocente.
« Gli passarono davanti le immagini di vent’anni di amicizia e soprattutto delle volte in cui lo aveva difeso quando qualcuno gli chiedeva come potesse essere amico di uno strano come lui. “Non è quello che sembra”, rispondeva convinto. Avevano ragione, Cristo se avevano ragione. La rabbia montò impetuosa. »
“Quasi colpevole” mi ha involontariamente ricordato un altro libro recentemente letto che segue più o meno la stessa struttura e le stesse atmosfere. Ma tolto questo elemento non voluto, Paolo Pinna Parpaglia ha saputo intrattenermi con una storia interessante, in cui i personaggi descritti sono ben definiti, riconoscibili fin da subito.
Nel quartetto, Enrico e Quirico spiccano come opposti: il primo, ribelle e spregiudicato, pronto a farne una più del diavolo inconsapevole dei rischi, fino all’ultimo, che l’ha portato a finire dietro alle sbarre con esito pressoché inevitabile. Il secondo, prudente e passivo, che vorrebbe avere la forza di dire la sua ma si ritrova costantemente trascinato nei colpi di testa degli altri compagni. Non gli piacciono i cambiamenti, tanto da sentirsi quasi male quando da cause civili passa alla sua prima penale.
Se siete stanchi degli avvocati freddi e calcolatori, preparatevi ad un indagatore goffo e inesperto, che saprà divertirvi nonostante la situazione.
Ciò che spicca è l’imprevedibilità della storia, che svia e confonde per esplodere in un finale inatteso che con prepotenza si impone e colpisce i sensi e la mente del lettore.
Uno scrittore che è una lieta sorpresa, e che d’ora in poi seguirò con sincero piacere!