« È nei momenti in cui la storia manca di far luce sulla verità che si generano i miti. »

Il Reginato di Inys sta vivendo una vera e propria crisi, dal momento che la principessa Sabran è senza consorte e soprattutto senza un erede per continuare a far vivere la casata di Berethnet. I nemici aumentano, ma c’è un paladino segreto a vegliare su di lei: Ead Duryan, adepta di una società segreta che sfrutta i suoi poteri per proteggere la futura Regina, anche se questa è proibita nell’intero regno.
A cavallo tra influenze orientali e occidentali, Samantha Shannon costruisce magistralmente un universo immenso e strabiliante per la cura dei dettagli, che siano essi nella morfologia che nella miriade di culture differenti che caratterizzano i popoli. La figura del drago, per gli orientali, è alla stregua di una divinità, venerati per la loro forza anziché condannati per la distruzione. Il suo è un mondo in cui nessuna persona o gruppo detiene la verità precisa: le credenze di tutti sono in qualche modo imperfette, modellate dalla storia o dall’opportunità politica.
È davvero lodevole che gran parte dell’azione chiave è guidata da donne e personaggi di colore: questo è solo uno dei moltissimi esempi di parità disseminati nell’opera, volta ad esaltare i diritti di uguaglianza, di genere e di orientamento sessuale, con lo scopo di rendere ognuno di questi esattamente ciò che dovrebbe essere: la normalità in un mondo normalmente variegato.
La magia pulsa in ogni elemento, vivendo nell’aria, nell’acqua, in ogni essere vivente. Perfino, purtroppo, anche dove il male si annida e scalcia per risalire le profondità buie in cui è caduta.
Ho conosciuto l’autrice anni fa, quando Salani pubblicò il primo libro della trilogia “La stagione della falce”, bloccando poi la pubblicazione. Sono davvero felice di poter leggere e gustarmi finalmente una storia della Shannon dall’inizio alla fine. E che storia! Un romanzo intenso e complesso, corposo sia dal punto di vista della mole di pagine che da quello che viene rappresentato. Non è una passeggiata scrivere un’opera del genere, ma è una dimostrazione eclatante del fatto che spesso non serve scrivere una serie di libri per rendere una storia indimenticabile.
“Il Priorato dell’Albero delle Arance” mi ha fatto riassaporare la bellezza e la meraviglia dell’infanzia, riportando a galla le stesse emozioni di quando ho iniziato ad approcciarmi al fantasy e a sognare, anche io, di poter esplorare il mondo a cavallo di un maestoso drago.