Quando nel mondo viene creata l’etichetta “gente dei rifiuti” è segno che qualcosa nell’umanità si è definitivamente sgretolato.

In questa situazione lo status quo è sottile e debole, basta un niente per scatenare una rivolta. Ora, sembra che la guerra decisiva stia per scoppiare e Mimi, nel pieno del conflitto, dovrà decidere se rimanere ancora spettatrice impotente o alzare la testa per cambiare finalmente le cose.
Ogni volta che mi trovo di fronte a un’opera orientale, è come se ne respirassi l’atmosfera prima ancora di cominciare a leggere. Non tanto per la grafica della copertina o per il nome dell’autore (chiaramente di quell’area geografica) quanto invece per la cura dei dettagli e il significato che viene attribuito a ogni elemento.
“Marea Tossica” sembra quasi un’opera profetica, che giunge qui in Italia in un momento estremamente delicato. La distopia descritta da Chen Qiufan è volta a denunciare il disastro climatico cui andiamo incontro e a segnalare un campanello d’allarme nei confronti di un ambiente che sta sempre di più bruciando.
Ho adorato la prosa dell’autore, che con cura minuziosa e passione estrema per il proprio lavoro riesce a coinvolgere il lettore fin da subito, facendo scorrere davanti ai suoi occhi fatti che si concatenano freneticamente l’uno all’altro. I personaggi descritti sono realistici e caratterizzati alla perfezione, basta davvero poco per immedesimarsi nella protagonista e rendere propria la sua personale causa.
“Marea Tossica” è un romanzo che ho letteralmente amato sia per la trama che per i messaggi che vuole trasmettere. Non posso fare a meno di consigliarla caldamente, soprattutto in questo periodo in cui dovremmo tutti ricordarci di essere un po’ più umani.