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Review Party: Recensione di “Daemoniacus: Il cavaliere silente” di Gioia De Bonis e Valentina Nazio

Per fare questo, la succube prende possesso del corpo di Zoe, per divorare i mortali e diventare più forte. La scelta non è stata casuale, in quanto la donna è la futura moglie di Fabian, uomo tormentato da incubi e visioni di terrificanti ombre. Il comportamento inusuale della fidanzata è solo l’inizio di un cammino per conoscere sé stesso e la realtà che lo circonda, verso la missione che lo porterà a diventare un vero Cavaliere e scongiurare la venuta di Astaroth.
“Daemoniacus: Il cavaliere silente” è un romanzo breve che può essere letto in un paio d’ore. Questo elemento, che dovrebbe denotare una lettura talmente intensa da non poter essere lasciata se non dopo la fine, è il primo campanello d’allarme che mi ha fatto capire fin da subito che non sarei riuscita ad apprezzare davvero l’opera.
La trama di fondo, seppur interessante, non ha uno scheletro sufficientemente resistente per riuscire a stare in piedi. L’idea originale è davvero buona, ma la storia è molto superficiale e troppo frenetica: non si ha il tempo di inquadrare alcuna scena, né di empatizzare con i personaggi, che oltre a non essere fisicamente e psicologicamente descritti non hanno la benché minima evoluzione nel corso degli eventi.
Le autrici hanno uno stile acerbo, fin troppo semplice e frenetico. Non scavano nelle situazioni da loro create, limitandosi solamente a riportare le scene come fotogrammi. Un editing più accurato avrebbe sicuramente migliorato il testo; nonostante questo, la lettura non viene intaccata dagli errori, che si limitano a spezzare il ritmo ma senza gravare troppo.
Se la trama del Sinodo dei Cavalieri Grigi e del regno degli Inferi non viene approfondita, in compenso le scene a sfondo sessuale sono quelle su cui ci si sofferma maggiormente: anche se non si scende nel dettaglio, in queste si percepisce una maggiore cura, ma purtroppo non hanno una vera funzionalità per la storia.
Nota di merito, pur non intendendomi di disegno trovo le illustrazioni sparse nei vari capitoli molto carine e piacevoli da osservare. Lo stesso vale per la copertina, che aveva stuzzicato la mia curiosità fino a farmi leggere questa storia.
Nonostante il finale lasci intendere un seguito, la serie di Daemonicus è nel complesso, a mio modesto parere, trascurabile, al livello attuale. Una maggiore attenzione al mondo creato e alla storia che davvero si vuole trasmettere al proprio pubblico porterebbe sia le autrici che il libro ad una maturità e consapevolezza maggiori, che non solo migliorerebbero il lavoro già svolto, ma anche quelli che potrebbero venire in futuro.
Gioia De Bonis e Valentina Nazio hanno tutte le carte in tavola per riuscire nell’impresa: lo si vede nei ringraziamenti finali, che sprigionano passione, impegno e desiderio di farsi conoscere e far conoscere a tutti il mondo che esiste grazie alla loro fantasia.
Review Party: Recensione di “Symphony – Le note del cuore” di Martina Battistelli

Blog Tour: “Oltre le nebbie del tempo” – Diavolo e Torre

Farete quindi la conoscenza di Aillil, ragazzo come tanti, incastrato nell’incanto provocato da una statuetta a forma di gatto, che somiglia in modo inquietante al suo vecchio Mustafa, in quel piccolo negozietto che profuma di esoterismo e mistero. Lui brama quell’oggetto, senza sapere che presto cadrà in una spirale maledetta pur di poterlo portare via con sé. Sangue e morte lo attendono. Avvolti nel manto sorprendentemente accogliente di due enormi ali nere. Un’ombra che spezza la luce.
Dalle bassezze di un inferno soltanto nominato, si passa alle vette che una Torre può raggiungere. Arabella abita quella più alta, ma non è certo la principessa imprigionata e impotente. Lei è l’Arcimaga della Gilda dell’Etere, ha delle responsabilità verso coloro che deve guidare, anche quando la situazione la pone davanti ad un conflitto d’interessi. Gunther, quello che per lei era il migliore amico di una vita, si scopre essere un Insurrezionista. La donna troverà la forza necessaria per abbattere la punizione su di lui?
Anche se in due realtà differenti, Aillil e Arabella incontrano un destino spietato, crudo, perfino ingiusto. Quando le carte vengono mescolate, i giochi sono ormai fatti. Si rimane intrappolati negli eventi, di cui si può soltanto seguirne il corso.
Review Party: Recensione di: “Tutto questo o nulla” di Anne Went e Mari Thorn
