Review Party: Recensione di “La bottega delle essenze” di Erica Bauermeister

« Noi esseri umani siamo fatti quasi interamente di acqua, a parte i massi dei nostri segreti. Possano i miei diventare solide basi su cui posare i tuoi piedi mentre attraversi l’ampio fiume della vita. »

La memoria fisica ha un potere incredibile sulla memoria mentale. È innegabile che i sensi, in determinate situazioni, riportino alla mente ricordi recenti o lontani che risvegliano altrettante emozioni legate a ciò che salta in mente.
C’è tutto un mondo da scoprire attraverso la sensibilità di Emmeline, che tra un profumo e l’altro si apre al lettore facendolo entrare nella propria vita. Fatta di un’isola, lo scroscio del mare, l’aria salmastra che pizzica le narici. L’odore della barba del padre e il suono della voce, carica di amore, che le racconta fantasiose avventure. Sembra una meravigliosa nuvola felice, fino a quando il tempo non passa e gli anni si rincorrono, con le loro esperienze e il loro peso che s’infrangono su Emmeline, che da bambina inizia a scoprire le gioie e i dolori dell’adolescenza. 
Le domande che affollano la testa della ragazza non riescono ad avere risposte da quel padre che sembra quasi tenere più a quelle misteriose e affascinanti bottigliette di essenze che a lei. Il desiderio di ribellione da una situazione che sembra non avere un’evoluzione, porta Emmeline ad allontanarsi e a ricrearsi completamente da sola. Eppure, sembra non esserci pace ai tormenti che le affollano l’animo consumandola. E se il Cacciatore degli odori, l’uomo rimasto solo sull’isola, avesse davvero la soluzione e la verità?
Leggere le storie di Erica Bauermeister è come immergersi in una vasca di acqua calda quando si è spossati, o ascoltare della musica rilassante, che culla e scaccia ogni genere di problema, anche solo per breve tempo. Il suo stile mi tranquillizza e crea attorno a me una bolla di sapone che mi allontana dal mondo e mi coccola attraverso suoni, odori e sapori che sanno di casa e famiglia.
Ci si può sentire al sicuro, leggendo un libro. “La bottega delle essenze” è esso stesso un’isola di positività ed energia che può permettere a chiunque di lasciarsi andare al passato senza rimanerne intrappolati.

Review Party: Recensione di “Quando arrivi, chiama” di Anna Mittone

« Lei stava crescendo e io, inesorabilmente, invecchiando. Intanto però vivevamo immerse in una miscela esplosiva di odio e amore che, anche se maneggiata con la massima cura e nonostante le migliori intenzioni, rischiava in ogni momento di farci saltare in aria.  »

Come può essere la vita di una donna single, divorziata e madre di un’adolescente? Di certo non così povera e al tracollo come gli stereotipi possono lasciar pensare. Perché sì, le giornate di Silvia possono passare dal caotico al monotono in un attimo, ma l’energia che trasuda è invidiabile anche per chi non si trova nella sua condizione.
E comunque, la figlia Emma non le lascia un istante di calma.
Ah, l’adolescenza. Che periodo meraviglioso e terrificante al tempo stesso. Il desiderio di spiccare il volo si fa prepotente e imponente di fronte alla rassegnazione di un genitore che vorrebbe di nuovo la propria prole totalmente dipendente da sé. Quale incubo, quindi, quando giunge il momento del primo, vero viaggio, da sola con gli amici.
Emma è elettrizzata e non vede l’ora di atterrare ed esplorare il Canada per un anno intero. Valigie alla mano, un saluto frettoloso a mamma e papà e via, all’avventura. 
Ma mentre Silvia attende notizie dell’arrivo della figlia, riceve una chiamata sconvolgente: all’aeroporto Charles de Gaulle c’è stato un attacco terroristico. E l’incubo del viaggio si trasforma in terrore puro ed estenuante. Ben poche sono le notizie rilasciate, che fanno accrescere il panico generale.
Silvia non può attendere: deve andare a Parigi e assicurarsi che sua figlia stia bene. Ad accompagnarla ci sarà Michele, il papà di un amico di Silvia conosciuto poco prima. Insieme intraprenderanno non solo un viaggio della speranza, ma di conoscenza e rivelazione reciproche.
Tra ricordi belli e brutti, si delineano due figure umane e vere. Se il rapporto tra Michele e Silvia si svolge in modo interessante, l’emozione più grande è leggere del legame tra madre e figlia. Non ho potuto fare a meno di commuovermi per certi aneddoti, ripensando a com’è stato il rapporto con mia mamma quando ero io ad essere bambina e adolescente. “Quando arrivi, chiama” colpisce al cuore per le esperienze narrate e che ricordano fatti personali accaduti ad ogni lettore. La forza di Silvia è davvero ammirevole, anche qui non ho potuto fare a meno di pensare alla mia mamma, per la determinazione e gli attributi che ha sempre avuto nell’affrontare ogni giorno e ogni difficoltà.
La scrittura leggera di Anna Mittone narra una vicenda tra passato e presente piena di emozioni, alternando la spensieratezza alla tensione che solitamente caratterizza una situazione tanto drammatica e attuale come quella del terrorismo. Un libro piacevole, in grado di allietare le giornate estive.

Review Party: Recensione di: “Arcana – Il castello dei destini sbagliati” di Maurizio Temporin

« Insomma, quando si parla di tarocchi, ogni volta che si pensa di averne scoperto l’origine, si trova sempre qualcosa prima. Sono uno di quei misteri a cui non si verrà mai a capo. Un po’ come un serpente che si morde la coda. »

Con scrupolosa attenzione e abile mano, il misterioso Mago inizia a mescolare. Non solo il mazzo si scompone e ricompone a ogni mossa, ma anche il destino di coloro che stanno per incontrarsi. Persone comuni o fuori dal comune poco importa: qualcosa nel proprio passato ha fatto in modo che l’incontro futuro potesse realizzarsi nel presente.
Questo è ciò che fanno i tarocchi: il caso non esiste e ogni tassello è fondamentale per il compiersi di certi avvenimenti.
Così, nei più strambi dei modi, il Castello accoglie coloro che sono legati alle carte. Gli Arcani prendono vita, nella mente e nel corpo più affini e che saranno in grado di contenerli al meglio. Ma chi è il Matto, e quali piani ha in mente per i suoi ospiti?
Deciso e a tratti spietato, Maurizio Temporin narra di una storia fuori dall’ordinario che intrappola, confonde, disorienta il lettore, facendogli provare sensazioni d’inquietudine e passione viscerali. Non solo ne ha il pregio la scrittura, ma anche e soprattutto la serietà con cui è stato affrontato un tema tanto misterioso e labile come l’esoterico, fino a renderlo alla portata di tutti. La cultura generale che si mostra nei capitoli, in ogni declinazione possibile, rende il tutto più verosimile, come se davvero ci fosse solo un sottile velo a separare ciò che conosciamo da ciò che vuole svelare il libro. Arcana, però, non è un luogo in cui è facile avventurarsi: per seguire la coscienza dello scrittore nei meandri di ogni scena descritta serve concentrazione e dedizione. La fiducia nel farsi condurre a spasso tra le pagine fa il resto.
Questo romanzo è potente e intenso in ogni messaggio che vuole trasmettere. Staccarsi dalla lettura equivale a svegliarsi in un mondo in cui i personaggi purtroppo non sono reali, ma che rimangono impressi come se lo fossero davvero. Particolare è il cambio di stile nel seguire uno piuttosto che l’altro.
“Arcana – Il castello dei destini sbagliati” è un libro che si può gustare più e più volte con estremo interesse, andando a carpire volta per volta un significato che precedentemente era sfuggito. Proprio come il significato, variabile e sfuggente, che si cela dietro ogni singolo Tarocco.

Review Party: Recensione di “Loyalty” di Megan DeVos

« Chi decideva che una persona fosse più degna di sopravvivere rispetto a un’altra? Per morire bastava fare un passo a sinistra invece che a destra. Non c’era giustizia nel nostro mondo spietato e crudele. »

L’adrenalina che scorreva nelle vene di Grace e Hayden alla fine di Anarchy, torna pulsante, quasi assordante, in Loyalty. Il colpo subito dalla ragazza mette a repentaglio non solo la sua incolumità, ma anche il rapporto con Hayden che inizia a chiedersi se la scelta di Grace di rimanere con lui e la sua gente sia stata davvero la migliore per lei.
I rapporti tra Blackwing e Greystone, infatti, si sfaldano sempre di più, rendendo più reale e ravvicinato il pericolo di una guerra imminente. Hayden deve fare ciò che è meglio per il popolo, senza mettere il cuore e le priorità personali al primo posto. Ma come può essere possibile, quando i sentimenti crescono intensi a ogni alba? A chi, o cosa, è giusto rivolgere la propria lealtà?
Quando la tensione sale, scegliere diventa sempre più un qualcosa di vitale, agire il più velocemente possibile può determinare il confine tra la vita e la morte. Così come non c’è scampo dal fuggire continuamente a un conflitto, lo stesso vale quando si deve fare i conti con le proprie emozioni.
Se ogni storia scritta e raccontata deve effettivamente trasmettere delle sensazioni, positive o negative che siano, è anche vero che queste devono essere dilazionate con criterio, in modo da non scavalcare i veri avvenimenti che devono tenere in piedi il libro. Come con Anarchy, anche in Loyalty le scene di tensione romantica e erotica tra i due protagonisti sono utilizzate in modo spropositato e quasi inappropriato, lasciando che il resto scorra più lentamente fino a ridursi a una manciata di colpi di scena per libro. Spero che nei successivi capitoli non venga a ripresentarsi ancora questa sensazione, il mio timore è che si arrivi alla conclusione della serie in modo frettoloso e raffazzonato, che rovinerebbe ciò che di positivo è stato creato dall’autrice.
In generale “Loyalty” si conferma essere un secondo capitolo coinvolgente, soprattutto perché la DeVos sa come creare dei cliffhanger che non possono permetterti di abbandonare la serie tanto facilmente.

Review Party: Recensione di “Giuramento – Libro tre delle Cronache della Folgoluce” di Brandon Sanderson

« Non esistono giuramenti sciocchi. Sono tutti il segno distintivo di uomini e veri spren rispetto alle bestie e ai sottospren. Sono segno di intelligenza, libero arbitrio e scelta. »
 
Le Cronache della Folgoluce di Brandon Sanderson tornano in libreria grazie a Mondadori, con la pubblicazione del terzo libro della saga: Giuramento.
Basta il lieve e confortevole suono di una pagina voltata, e tutto ritorna ben chiaro nella mente: dopo il catastrofico epilogo di Parole di Luce, i Cavalieri Radiosi devono trovare la forza di reagire e riunire i Regni di Roshar, fronteggiando la minaccia dei Nichiliferi. Nel frattempo, la Tempesta Infinita incombe su tutto il mondo, portando con sé nuvole oscure e fulmini rossi. Per non parlare del risveglio dei Parshendi, ora con occhi cremisi e custodi di strani e insidiosi poteri. L’impresa è oltremodo disperata, non solo per la potenza nemica ma per la sfiducia in Dalinar Kholin, capo degli Alethi e dei Cavalieri stessi. E le motivazioni sono a tutti gli effetti fondate, avvolte nel passato dell’uomo che sembra dover rimanere a ogni costo nascosto. Ma i ricordi si accalcano uno sopra all’altro, fino all’inevitabile conclusione: la resa dei conti tra l’animo di una volta e l’animo del presente.

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